Germania: scontri con la polizia al festival eritreo di Giessen
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L’evento culturale contestato dalla diaspora non allineata al regime
Germania: scontri con la polizia al festival eritreo di Giessen
10 Luglio 2023
Articolo di Redazione
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(Credit: hessenschau)

Durante un annuale festival culturale di eritrei nella città di Giessen, in Germania, scontri tra la polizia e gruppi di eritrei oppositori del regime di Isaias Afwerki hanno provocato il ferimento di 26 poliziotti e l’arresto di oltre cento persone.

Giessen è una città di 80mila abitanti a circa 50 km da Francoforte che ospita una vasta comunità di emigrati dall’Eritrea.

L’evento, nelle parole degli oppositori, è stato organizzato a scopo di propaganda da un gruppo, il Consiglio centrale per gli eritrei in Germania, ritenuto vicino al governo del presidente Afwerki.

Le autorità avevano cercato di vietare il festival dopo che simili disordini si erano verificati l’anno scorso nella stessa città, ma l’annullamento dell’ordine da parte di un tribunale ha permesso che il festival potesse aver luogo.

I disordini si sono verificati nonostante lo schieramento di oltre mille uomini delle forze di sicurezza che hanno risposto al lancio di pietre e bottiglie con gas lacrimogeni e un cannone ad acqua.

Come noto, sono decine di migliaia le persone fuggite dall’Eritrea verso l’Europa e l’America del Nord, la grande maggioranza in seguito alle condizioni sociali sempre più gravi e le violazioni dei diritti umani cui sono sottoposte migliaia di persone in Eritrea.

Il ministro dell’interno della regione dell’Assia, dove si trova Giessen, ha condannato le violenze, definendo gli attacchi alle forze di sicurezza “totalmente inaccettabili”.

La Germania in Europa è uno dei principali approdi per gli eritrei in fuga dal loro paese, anche per le tutele che garantisce loro. Nell’ottobre 2022, con una sentenza storica, la Corte suprema amministrativa tedesca aveva stabilito che i rifugiati eritrei non dovessero più passare attraverso l’ambasciata di Asmara per ottenere il passaporto.

Questo per ovviare all’imposizione, da parte del regime, della firma di una dichiarazione di pentimento, nella quale si afferma di essere consapevole di aver commesso un “delitto” fuggendo, di “essere pentito” e preparato ad “affrontare le conseguenze”.

Oltre a questo, per ottenere il passaporto, l’ambasciata costringe il richiedente a versare alle autorità eritree il 2% del suo reddito.

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