(Foto Credit: Antonella Sinopoli)

E’ stata una sfida combattuta fino all’ultimo voto e carica di tensione, alla fine della quale il presidente uscente, Nana Akufo-Addo, è stato riconfermato per un secondo mandato di quattro anni alla guida del paese. Un paese che ha partecipato in massa, vista l’affluenza, attestata al 79% del totale degli aventi diritto (quasi 13 milioni e mezzo su oltre 17 milioni), nonostante le difficoltà dovute alle misure anti coronavirus.

Secondo i risultati definitivi del voto del 7 dicembre, annunciati ieri sera dalla Commissione elettorale con oltre 24 ore di ritardo rispetto ai tempi stabiliti – e comunque in tempi record se si guarda alla media africana – Akufo-Addo ha ottenuto il 51,59% dei consensi (6.730.413 voti) contro il 47,36% (6.214.889 voti) del suo principale avversario, John Dramani Mahama, il cui partito, il Congresso democratico nazionale (National democratic congress – Ndc), già il giorno successivo al voto rivendicava la vittoria, denunciando “giochi sporchi del Nuovo partito patriottico” (New patriotic party – Npp), partito di governo, e chiedendo il riconteggio dei voti.

Una contestazione questa, confermata ieri sera, dopo l’annuncio dei risultati. L’opposizione accusa il governo, per il momento senza prove, di aver riempito le urne con 390mila schede fraudolente nella contesa regione di Ashanti. Un’accusa che, anche se confermata, come ha fatto notare la presidente della commissione Jean Adukwei Mensa, non basterebbe a sovvertire il risultato complessivo.

Persone attendono il loro turno per votare all’esterno di seggi (Credit: A. Sinopoli)

Il 4 dicembre, alla vigilia del voto, i 12 candidati si erano formalmente impegnati ad avanzare eventuali contestazioni solo davanti agli organi competenti, e ad evitare d’incitare i propri sostenitori a proteste di piazza. E la Commissione elettorale aveva più volte chiesto di evitare dichiarazioni che avrebbero potuto infiammare gli animi.

Ciò nonostante, in pieno conteggio dei voti, il Ndc di Mahama comunicava di aver ottenuto la maggioranza dei seggi in parlamento. Un’evenienza, questa, inconsueta ma possibile, grazie al voto disgiunto.

In generale il voto si è svolto regolarmente, anche grazie all’ingente dispiegamento di forze di sicurezza, ma, fa sapere la polizia, con 61 incidenti elettorali e post-elettorali in tutto il paese, e con la morte di cinque persone e il ferimento di altre 17.

E la situazione è rimasta tesa fino all’annuncio dei risultati, in particolare nella capitale Accra, dove ieri sostenitori del Ndc si sono radunati davanti alla sede della Commissione elettorale. Commissione che per la prima volta ha saputo organizzare un’elezione senza ricorrere a finanziamenti esteri.

La consuetudine dell’alternanza al governo segna il passo, dunque, visto che in Ghana l’ultimo presidente riconfermato per due mandati consecutivi fu John Kufuor, esponente anch’esso dell’Npp, come ci racconta la corrispondente dal Ghana Antonella Sinopoli.

I risultati fotografano dunque un paese diviso a metà tra chi, come Raphael Adelayita, 27 anni, di Keta, ha votato per il presidente uscente,

e chi come Godwin Gabla, 30 anni, di Accra, ha invece scelto l’oppositore:

Gli osservatori elettorali locali e internazionali hanno affermato che le elezioni sono state trasparenti, libere ed eque.

Il 76enne presidente ha davanti grandi sfide. Dopo essere riuscito a svincolarsi, lo scorso anno, dalla morsa di un programma di prestiti triennale del Fondo monetario internazionale, lo scorso aprile il suo governo è stato costretto a fare marcia indietro, ricorrendo ad un altro prestito di 1 miliardo per fronteggiare la pandemia di coronavirus. Questa, assieme alla crisi dell’export delle sue principali produzioni, petrolio e cacao, hanno portato alla prima contrazione trimestrale dell’economia in quasi 40 anni, con l’inflazione arrivata al 9,8% a novembre.

Sfide che si presentano ancora più difficili visto che il suo partito, Npp, ha perso per un soffio la maggioranza in parlamento, arrivando a 137 seggi su 275. Altri 137 sono andati al Ndc e 1 ad un indipendente. Un’opposizione con la quale Addo dovrà continuare a dialogare, come democrazia comanda.