Berna fa un passo indietro
È stato rispettato l’ultimatum concesso dal leader libico Muammar Gheddafi. Si è, infatti, consegnato l’imprenditore svizzero rifugiato nell’ambasciata elvetica di Tripoli. Un segnale di distensione nelle tesissime relazioni tra Libia e Svizzera.

È uno scontro diplomatico che dura dal 2008, quello che vede la Libia opporsi alla Svizzera. Tutto è iniziato quando il 15 luglio del 2008, uno dei figli del colonnello Gheddafi – soprannominato Hannibal – fu arrestato con la moglie in un grande albergo ginevrino dopo essere stato denunciato per violenze e maltrattamenti da due domestici. La coppia fu liberata dopo due giorni di detenzione, dietro pagamento di una cauzione.
Gheddafi padre, la prese come un affronto personale: pretese che la magistratura svizzera stracciasse gli atti e reagì con misure durissime, tra le quali la sospensione temporanea delle forniture di petrolio, il blocco dei collegamenti aerei e il ritiro di depositi libici dalle banche elvetiche.

Non solo. Dal 19 luglio 2008 due uomini d’affari svizzeri sono trattenuti in Libia accusati di frode fiscale e violazione delle norme sui visti. Dopo aver ottenuto una riduzione della pena da 16 a 4 mesi di carcere, i due si sono rifugiati nell’ambasciata elvetica in Libia.
Lo scorso luglio il presidente della Confederazione elvetica Hans-Rudolf Merz si è recato a Tripoli, presentando le sue scuse ufficiali. Le tensioni tra i due Paesi non sembrano però essersi placate.

Nonostante le scuse, la Svizzera ha, infatti, avviato una politica di restrizioni alla concessione di visti d’ingresso a cittadini libici, e stilato una lista di 186 cittadini libici “indesiderati”, tra cui lo stesso colonnello Gheddafi e il primo ministro. Una lista nera che Berna ha inserito nel sistema informativo comunitario dell’area Schengen. Gheddafi ha replicato, quindi, con il blocco dei visti per l’ingresso in Libia di tutti i cittadini dei paesi Schengen. Inoltre, un ultimatum scaduto oggi, ha costretto Max Goeldi, l’imprenditore svizzero rifugiato nell’ambasciata elvetica, a consegnarsi spontaneamente alle autorità.
Berna si attendeva con ogni probabilità la solidarietà dei paesi vicini. Non è stato così, se non altro per l’Italia, e il ministro degli Esteri Franco Frattini nei panni di mediatore tra Svizzera e Tripoli.

(L’Intervista ad Arturo Varvelli, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano e autore del saggio “L’Italia e l’ascesa di Gheddafi”, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)