Gibuti / Usa

La seduta del Congresso americano tenutasi lo scorso martedì, sarebbe stata dominata da preoccupate valutazioni sul ruolo della Cina in Africa. La discussione sarebbe dovuta a indiscrezioni riguardo alla futura gestione del terminal per container di Doraleh, a Gibuti, a pochi miglia da Camp Lemmonier, l’unica base militare americana permanente nel continente, in cui sono stanziati più di 4.000 uomini.

Nelle scorse settimane il governo di Gibuti ha improvvisamente rescisso il contratto per la gestione del porto con la compagnia degli Emirati Arabi Uniti, la DP World, una delle più importanti del mondo nel settore. Il capo di stato maggiore delle forze americane in Africa, il generale della marina Thomas Waldhauser, ha osservato che ci potrebbero essere conseguenze rilevanti se i cinesi, che già hanno costruito il terminal, avessero un ruolo anche nella sua gestione, come si dice in questi giorni. In realtà, per ora, il governo di Gibuti avrebbe firmato un accordo con una compagnia di Singapore.

Ma è chiaro il nervosismo americano per la crescente presenza cinese nel continente che, nel corso degli ultimi anni, è diventata sempre più rilevante sul piano commerciale e finanziario e ha cominciato ad agire in modo significativo anche su quello diplomatico e militare. Nello scorso agosto proprio a Gibuti la Cina ha aperto la sua prima base militare all’estero. Bradley Byrne, un rappresentante dei Repubblicani al Congresso, avrebbe scritto direttamente al segretario per la Difesa, Jim Mattis, dicendosi preoccupato per le operazioni militari e di intelligence degli Stati Uniti.

Della presenza cinese in Africa ha parlato anche il segretario di stato, Rex Tillerson, in questi giorni in visita a diversi paesi africani. Ha sostenuto che si tratta di una presenza contraria allo sviluppo economico del continente, mentre gli americani hanno una forte politica di cooperazione. Molti analisti sono pronti a sostenere l’esatto contrario. Ma è vero che gli Usa hanno cominciato a preoccuparsi probabilmente solo adesso dell’attivismo cinese nel continente.

Per quanto riguarda il settore militare, Waldhauser ha dichiarato che cambierà totalmente l’approccio: avrebbe tenuto ben in mente la presenza cinese nel riscrivere la strategia militare americana nella regione, cosa che non era stata fatta nel passato. (Africanews)