Bassa l’affluenza al primo turno: si temevano violenze ai seggi
Il 2 agosto i cittadini tornano a votare: il ballottaggio sarà tra Sanha e Yala, entrambi volti noti della politica. Voto regolare e tranquillo per il primo turno, ma il vero banco di prova sarà la proclamazione del nuovo presidente.

A decidere il prossimo presidente della Guinea Bissau sarà il ballottaggio del 2 agosto: nessuno degli 11 candidati al primo turno del 28 giugno ha infatti raggiunto il 50% più 1 dei voti. I due candidati che si sfideranno sono Malam Bacai Sanha, che ha ottenuto il 39,6 % dei voti, e Kumba Yala, con il 29,4%. Fuori dalla corsa il candidato indipendente Henrique Rosa, che per molti osservatori rappresentava un nuovo volto per la politica, ma che ha raccolto solo il 23% dei voti.

Sanha è il rappresentante del partito di governo Paigc (Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde), formazione politica storica che ha portato il paese all’indipendenza dal Portogallo, nel 1974 e che ha imposto 20 anni di partito unico alla Guinea Bissau, e che attualmente disponde della maggioranza assoluta dei seggi in parlamento: 67 su 100. Di etnia beafada, gruppo minoritario che rappresenta il 7 per cento della popolazione, Sanha ha diretto la Guinea Bissau dal giugno 1999 al maggio 2000, dopo il colpo di stato che ha destituito il presidente Vieira (poi tornato in carica nel 2005).

Kumba Yala, ex presidente eletto nel 2000, rovesciato da un golpe militare nel 2003, rappresenta invece l’opposizione del Partito della rinascita sociale. Nei suoi 3 anni di governo l’economia del paese ha subito un drammatico tracollo. Il malcontento popolare ha contribuito a generare il clima di ribellione che ha convinto l’esercito, nel 2003, a prendere il controllo del paese con golpe bianco. Kumba Yala è un balante, una delle principali etnie del paese, alla quale appartengono la maggior parte dei militari.

Entrambi i candidati hanno basato la loro campagna elettorale sulle promesse di riportare pace e stabilità nel paese, e di contrastare il traffico di droga: la Guinea Bissau è infatti un importante snodo del commercio di stupefacenti che dall’America latina arriva in Europa e in Medio oriente.

L’affluenza alle urne è stata del 60%, un dato basso rispetto alle precedenti elezioni del paese, quando l’astensionismo non superava il 20%. Un dato che è dipeso, secondo gli osservatori, dalla paura di nuove violenze. L’clima di tensione. Il voto si è comunque svolto regolarmente e senza incidenti, come hanno confermato anche gli osservatori internazionali che hanno monitorato il voto.

La storia recente della Guinea Bissau è segnata da numerosi colpi di stato, ma dopo la morte del presidente le istituzioni hanno retto nonostante le pressioni interne e le difficoltà.  La gestione del potere ha rispettato la Costituzione e l’esercito ha rispettato il suo ruolo.  Ma nel piccolo paese, che ha un tasso di corruzione tra i più alti al mondo, il vero banco di prova arriverà con la proclamazione del nuovo presidente.