Guinea Bissau

In Guinea Bissau 750mila cittadini sono chiamati al voto domenica per eleggere il presidente, in un clima di grande tensione. In corsa ci sono 12 candidati, ma la sfida si gioca tra il presidente in carica Jose Mario Vaz e lo storico rivale ed ex primo ministro Domingos Simoes Pereira.

Le elezioni arrivano dopo settimane di turbolenze politiche e sociali, tra cui violente proteste, un presunto tentativo di colpo di stato e l’emergere di due primi ministri in competizione.

Pereira, che si propone come un modernizzatore, è dato per favorito dagli osservatori politici guineani e a livello internazionale. È candidato del Partito Africano dell’Indipendenza della Guinea e Capo Verde (PAIGC), che ha vinto la maggioranza parlamentare alle elezioni legislative di marzo.

Vaz ha vinto le elezioni presidenziali del 2014 come candidato del PAIGC, ma è uscito dal partito dopo aver licenziato il suo primo ministro nel 2015. Ora corre per un secondo mandato come indipendente.

Oltre a Vaz e Pereira, i principali contendenti includono gli ex primi ministri Umaro Sissoco Embalo e Carlos Gomes Junior, e Nuno Nabiam che è sostenuto dal grande gruppo etnico Balanta.

In campagna elettorale Embalo e Nabiam hanno accusato il blocco regionale dell’Africa occidentale (ECOWAS / CEDEAO) di minacciare la sovranità del paese. L’ECOWAS ha svolto un ruolo di primo piano nel tentativo di risolvere la crisi, imponendo sanzioni economiche a persone che riteneva ostacolassero gli sforzi per porre fine all’impasse politica e rinforzando lo schieramento militare.

Alla fine di ottobre, il primo ministro Aristide Gomes ha accusato Embalo di aver pianificato un colpo di stato. Embalo ha negato l’accusa. Nel frattempo un manifestante è stato ucciso in una violenta manifestazione antigovernativa all’inizio di novembre. (Africanews)

Foto credit: UNDP/Guinea-Bissau