Haiti

Dal 16 al 30 settembre, almeno 17 persone sono state uccise e almeno 189 ferite ad Haiti. La denuncia è contenuta in una rapporto diffuso il 3 ottobre dall’ong RNDDH (Réseau National pour la Défense des Droits Humains) sui disordini e le manifestazioni antigovernative che hanno paralizzato completamente l’isola dei caraibi dal 16 settembre.

L’organizzazione denuncia in particolare la violenza della polizia haïtiana, responsabile di “spari ad altezza uomo, brutalità, abuso di gas lacrimogeni e altri atti di repressione”.

«Haïti ha avuto molte difficoltà, molte crisi, ma questa va al di là di tutto quello che abbiamo vissuto. È molto più grave», dice Pierre Espérance, uno dei leader di RNDDH. «Questo potere organizza l’insicurezza, si fa beffe della democrazia e viola sistematicamente le leggi, i diritti politici e sociali» aggiunge.

In tre settimane la crisi ha causato decine di morti e centinaia di feriti.

Haiti è bloccata, il parlamento è paralizzato, il presidente, Jovenel Moïse, eletto nel novembre 2016 in una votazione alla quale ha partecipato solo il 21% degli elettori, delfino del suo predecessore Michel Martelly, non ha mai avuto alcuna credibilità e anziché rafforzare le istituzioni, alimenta la violenza rafforzando bande armate, denuncia il sito d’informazione francese Mediapart.

Individui armati, sostenitori del governo, partecipano attivamente alle operazioni di polizia e vengono arruolati per controllare le manifestazioni antigovernative.

Secondo gli attori della società civile, gli attivisti, i leader dell’opposizione, Jovenel Moïse è al potere solo grazie al sostegno degli Stati Uniti (che hanno occupato il paese dal 1915 al 1934) e del Brasile. Onu, Unione europea e Francia hanno lanciato un appello alla calma e al dialogo. (Mediapart)