Ballottaggio: presidenziali e legislative
La scelta per gli haitiani è tra una donna, l’ex first lady Mirlande Manigat, e il popolare cantante Michel Martelly (nella foto). Al centro dei dibattiti durante la campagna elettorale dei due candidati alla presidenza anche il rientro in patria di due “ex”: il dittatore “Baby Doc” e il presidente Aristide.

A tre mesi e mezzo dal primo turno delle contestate elezioni generali (28 novembre 2010), gli haitiani tornano alle urne, il 20 marzo, per completare il quadro parlamentare e per scegliere chi tra i due candidati sarà il vincitore del ballottaggio presidenziale.

 

In corsa è rimasta la costituzionalista Mirlande Manigat, del Movimento dei progressisti nazionali democratici, esponente dell’opposizione al presidente uscente René Preval, il cui mandato, scaduto il 7 febbraio scorso, è stato prorogato con una legge ad hoc fino al 14 maggio. A sfidare l’ex first lady (moglie dell’ex presidente Laslie Manigat) è il cantante Michel Martelly, alias “Sweet Micky”, volto nuovo della scena politica haitiana che in molti considerano legato all’ex dittatore Jean-Claude Duvalier e al suo recente rientro ad Haiti dopo 25 anni di esilio in Francia. E’ il candidato del partito “Risposte ai contadini”.

 

La corsa alla presidenza si gioca, dunque, tra una donna che potrebbe diventare la prima presidente al femminile dell’isola e un popolare cantante, arrivato al ballottaggio anche grazie alle violenze scatenate dai suoi sostenitori dopo l’annuncio dei risultati del primo turno che lo escludevano a favore di Jude Célestin, con uno scarto di appena 6.000 voti (un solo punto percentuale). Proteste che hanno richiesto l’intervento dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) che già aveva, peraltro, evidenziato “gravi irregolarità” prima e durante il voto.

 

La crisi, innescata lo scorso dicembre dalle numerose proteste e dalle tante contestazioni, è stata risolta, dunque, con il riconteggio dei voti effettuato dai tecnici dell’Osa e con l’ingresso al ballottaggio di Martelly a scapito di Célestin, candidato governativo e futuro genero del presidente uscente. Il nuovo conteggio assegna, dunque, il 31,6% dei consensi a Manigat, seguita da Martelly (22,2%) e Célestin (21,9%).

 

In questi primi mesi del 2011 però, lo scenario politico hatiano si è ulteriormente complicato con il rientro dell’ex dittatore Duvalier figlio, alias “Baby Doc” e con il moltiplicarsi di annunci sull’imminente ritorno a Port-ou-Prince anche dell’ex presidente Jean-Bertrand Aristide, in esilio dal 2004.

 

Due presenze che incombono su queste elezioni, importanti per il futuro di un paese ancora devastato dal terremoto del gennaio 2010 e dall’epidemia di colera che ne è seguita. Lunedì scorso il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner, ha chiesto ad Aristide di posticipare a dopo le elezioni il suo rientro ad Haiti “per consentire che la popolazione si rechi alle urne in clima pacifico”. Poco prima, il vice-ministro degli Esteri sudafricano, Marius Fransman, aveva annunciato di voler agevolare il rientro in patria dell’ex presidente. Aristide fu deposto nel 2004 con un intervento franco-statunitense e costretto all’esilio a Pretoria dopo un’insurrezione armata preceduta da violente manifestazioni di piazza.

 

Il rientro di Aristide ad Haiti seguirà quello del dittatore “Baby Doc” (al potere tra il 1971 e il 1986), tornato lo scorso 16 gennaio, nel pieno della crisi politica e sociale, dopo 25 anni di esilio a Parigi. Entrambi dicono di essere rientrati per aiutare il proprio paese a risollevarsi.