Lo hanno accolto cantandogli ‘buon compleanno’ nella cattedrale di Città del Capo, accompagnato su una sedia a rotelle dalla moglie Nomalizo Leah, e dalle due figlie Mpho Andrea van Furth e Naomi Nontombi. Il 7 ottobre 2021 Desmond Tutu ha compiuto 90 anni.

«Oggi è un grande giorno. Sei ancora tra noi nonostante le mille sfide che hai affrontato in questi lunghi anni», declamava Allan Boesak, presiedendo la celebrazione, e nel suo sermone proseguiva con calore: «Fosse stato per certa gente saresti già deceduto da molto tempo… era infatti loro desiderio che Desmond Tutu scomparisse, tacesse o fosse zittito, ma ecco che sei qui! La tua guida nel Consiglio ecclesiale sudafricano ha risvegliato l’intera Chiesa, un vero campanello d’allarme per il regime di apartheid».

«Dopo la repressione degli anni ’60 e il massacro di Sharpeville – tuonava Boesak –  pensavano di averci zittiti, ma Dio aveva piani diversi e ha mandato te a risvegliarci, e tu l’hai scossa dalle fondamenta». E concludeva rammentando le tante occasioni in cui il prelato aveva ammonito l’amministrazione razzista che «incarnava il male» e che «molto presto avrebbe morso la polvere ignominiosamente». Boesak e tanti altri attivisti e compagni di lotta hanno voluto esprimergli così la propria gioia per il traguardo raggiunto.

Pur essendosi ritirato dalla vita pubblica da dieci anni, Tutu anche di recente aveva denunciato la corruzione e la violenza xenofoba che negli anni del dopo-apartheid si è andata sviluppando, e che ha purtroppo visto coinvolti anche molti leader dell’African National Congress, tradendo il retaggio lasciato da Nelson Mandela.

Insieme a felicitazioni e auguri piovuti da presidenti, organizzazioni da tutto il mondo e singoli individui, anche le parole di Graca Machel, vedova di Mandela, e del Dalai Lama, che hanno preso parte a una conferenza online in suo onore. Il Dalai Lama ha espresso in particolare «grande ammirazione e rispetto» per il «fratello maggiore nella profonda spiritualità».

Nato nel Nord-Ovest del Sudafrica, a Klerkdorp, il 7 ottobre 1931, Tutu per sessant’anni, dal giorno della sua ordinazione, ha lottato con tenacia contro le ingiustizie e l’iniquità perpetrata dal sistema di apartheid. Il presidente Ramaphosa ha così elogiato il vescovo anglicano: «…combattente per la causa dei diritti fondamentali, dell’uguaglianza e della giustizia sociale, in una vita trascorsa in onestà, integrità, coraggio e inesausto servizio all’umanità».

E nel suo messaggio di auguri il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha scritto: “Mi è di grande ispirazione il suo lungo impegno nella difesa e promozione dei diritti umani e la sua coerenza nel parlare e difendere ciò che è giusto”.

Insignito del Nobel per la pace nel 1984, Tutu è stato nominato vescovo di Johannesburg l’anno dopo, e nel 1986 divenne arcivescovo di Città del Capo, dove guidò la Chiesa fino al 1994. Fu nel 1989 che Tutu prese parte ad una affollatissima manifestazione contro il razzismo, allorquando indirizzandosi all’allora presidente F.W. de Klerk lo sfidò a rendersi presente. Ed è innegabile il suo contributo alla liberazione di Nelson Mandela l’anno successivo. 

Molte sono le espressioni di Desmond Tutu presenti nella memoria dei sudafricani, due molto significative sono le seguenti: «Sappiamo che non esistono differenze naturali tra buddisti e musulmani. Non importa se siamo ebrei o indù, cristiani o atei: siamo nati per amare senza pregiudizi. La discriminazione non è una cosa naturale. Viene insegnata» e «Sii gentile con i bianchi, hanno bisogno di riscoprire la loro umanità!».

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