Il presidente Cyril Ramaphosa durante l'annuncio del rimpasto di governo (Credit: thefreestater)

Il 5 agosto il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha annunciato l’atteso rimpasto di governo. Decisione avvenuta in seguito alle ripetute richieste da parte dei partiti di opposizione, alla pressione dei media in generale e di buona parte dell’opinione pubblica, indignata per l’assenza e inefficienza dei servizi segreti e dell’apparato della sicurezza nazionale nell’affrontare la più grave crisi della democrazia dall’inizio del nuovo Sudafrica.

I servizi di intelligence – come si è venuto a sapere in seguito – erano stati allertati dei piani di rivolte violente che avrebbero scosso le provincie di KwaZulu-Natal e Gauteng dal 9 al 17 luglio scorso, in reazione all’incarcerazione dell’ex presidente Jacob Zuma. Ma nulla è stato fatto per prevenire e arginare quella che è stata definita un’insurrezione e un tentativo di destabilizzazione dello stato.

Con il rimpasto ministeriale, Ramaphosa ha cambiato circa un ministro su tre del suo gabinetto di 28 membri. Ha anche assunto il controllo della sicurezza dello stato, nominando un gruppo di tre persone per assisterlo a rimettere ordine con urgenza nell’Agenzia per la sicurezza nazionale.

A presiedere la triade è la professoressa Sandy Africa, considerata uno dei massimi esponenti dell’intelligence del paese. Al suo fianco ci saranno Mojanku Gumbi, ex consigliere di Thabo Mbeki (presidente del Sudafrica dal 1999 al 2008) e da Silumko Sokupa, ex coordinatore nazionale del Comitato di coordinamento dei servizi segreti.

Ramaphosa ha quindi nominato consigliere per la sicurezza nazionale Sydney Mufamadi, una persona di fiducia e suo collega di lunga data, a cui sarà affidato con tutta probabilità l’incarico di revisionare i servizi di intelligence.

Mosse che sollevano però lo spettro di una super-presidenza che Ramaphosa ha cercato finora di evitare, preferendo una presidenza con una gestione collettiva del governo. Ma è una scommessa che l’ex negoziatore dell’African national congress (Anc) è disposto a fare dopo l’attacco allo stato, orchestrato nel luglio scorso probabilmente da una fazione del suo stesso partito.

Dal nuovo gabinetto, il presidente sudafricano ha estromesso Nosiviwe Mapisa-Nqakula, del “giglio magico” di Jacob Zuma che le aveva affidato il ministero della difesa nel 2012, incarico che ha mantenuto fino al suo siluramento. Mapisa-Nqakula è stata al centro di polemiche per la sua riluttanza ad accettare la richiesta del presidente Ramaphosa di aumentare da 2.500 a 25mila il numero dei soldati da schierare a fianco delle forze dell’ordine nel tentativo di fermare violenze e saccheggi durante le rivolte del luglio scorso.

Come se non bastasse, l’ex ministra aveva pubblicamente contraddetto il presidente sudafricano che aveva definito il caos violento di quei giorni come tentativo di insurrezione, negando pubblicamente che si fosse trattato di questo. Ma poi ha dovuto fare marcia indietro dopo essere stata bacchettata dall’ufficio del presidente che dichiarava i suoi commenti non conformi alle posizioni del governo.

Al posto di Mapisa-Nqakula è stato nominato ministro della difesa Thandi Modise, ex presidente dell’Assemblea nazionale.

Sorprendentemente, Bheki Cele, ministro della polizia, è rimasto al suo posto. Fortemente criticato per l’inerzia e l’incapacità della polizia nel fermare i saccheggi e la distruzione di infrastrutture durante la settimana dei disordini, su di lui pesano gravi accuse di corruzione, racket e appropriazione indebita di fondi pubblici.

Ma non si deve dimenticare che Cele è uno zulu, della regione del KwaZulu-Natal, la stessa a cui appartiene Jacob Zuma. Non è da escludere che Ramaphosa abbia deciso di non licenziare il ministro per evitare il rischio di nuove ribellioni nella regione che è stata l’epicentro dell’insurrezione.

Poche ore prima che il presidente sudafricano annunciasse il nuovo gabinetto, si è dimesso da ministro della salute Zweli Mkhize. Da alcuni mesi era stato sospeso dal suo incarico dopo che a febbraio il quotidiano Daily Maverick aveva denunciato l’allora ministro di aver fatto uso improprio della somma pari a circa 9milioni di euro destinati alla sanità e di aver beneficiato illegalmente la sua famiglia con donazioni. Mkhize è sotto inchiesta per il saccheggio di fondi destinati alla lotta contro la pandemia che continua a mietere vittime e sta mettendo a dura prova il fragile sistema sanitario.

A dirigere il ministero della salute è ora Joe Phaahla che è stato il vice di Mkhize negli ultimi due anni.

Nel nuovo gabinetto è stato nominato ministro delle finanze Enoch Godongwana, al posto di Tito Mboweni che si è ritirato come aveva richiesto da più di un anno. Godongwana è il leader del Comitato per la trasformazione economica del partito ed è ben noto nei grandi circoli economici. Ex sindacalista, è a favore della sovvenzione del reddito di base e di altre misure redistributive per rilanciare l’economia.

Sostanzialmente positiva la reazione delle opposizioni al rimpasto di governo. John Steenhuisen, leader di Alleanza democratica (Da) e principale partito di opposizione, ha accolto con favore la nomina ormai inderogabile di un nuovo ministro della salute, nella persona di Joe Phaahla. Si è detto invece sorpreso che il ministro della polizia Bheki Cele non sia stato sostituito.

Ntombovuyo Mente, presidente dei Combattenti per la libertà economica (Eff), partito solitamente assai critico delle politiche dell’Anc, ha avuto parole di apprezzamento per la nomina di Thandi Modise a ministro della difesa, e si è detto fiducioso che saprà portare stabilità nel comparto della difesa nazionale.

La voce più critica è stata quella della federazione sindacale Cosatu, che con il Partito comunista fa parte della alleanza tripartitica di governo guidata dall’Anc. I leader del Cosatu hanno dichiarato di essere delusi del rimpasto di governo che ai loro occhi altro non è che il riciclaggio delle solite note facce a cui sono affidati incarichi diversi. È la stessa vecchia guardia – sostiene la confederazione – che si è dimostrata incapace di risolvere i tanti problemi della crisi sanitaria in tempo di pandemia, dell’economia in profonda recessione e del dissesto finanziario in cui versano molti comuni del Sudafrica.

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati