INCONTRI E VOLTI – SETTEMBRE 2019
Alex Zanotelli

Il 24 luglio, alle 16, ci siamo ritrovati in Piazza Montecitorio, davanti al parlamento, per ribadire la nostra radicale obiezione al decreto sicurezza bis in discussione quel giorno alla Camera, e poi approvato. L’iniziativa era partita dall’associazione Restiamo Umani, alla quale ha aderito il gruppo Digiuno di Giustizia, Mani Rosse Antirazziste, Fiom (metalmeccanici Cgil) e varie altre realtà.

Qualche giorno prima avevo rivolto un appello ai missionarie/e italiani perché fossero presenti. In piazza ci siamo trovati in cinque: quattro comboniani della direzione generale e io. Un po’ pochini, se pensiamo che a Roma hanno sede 15 curie generalizie di altrettanti istituti missionari. Mi sarei aspettato una presenza massiccia di missionari. Siamo troppo assenti dal dibattito pubblico. Mentre è in ballo il vangelo. Con quale faccia ci presentiamo in Africa a fare missione, se non siamo capaci di fare missione qui?

Hanno comunque risposto in tanti, anche giovani. Molti di loro avevano già partecipato al Digiuno di Giustizia – che si rinnova ormai da un anno il primo mercoledì di ogni mese – in solidarietà con i migranti e contro le politiche migratorie di questo governo giallo-bruno.

Lo abbiamo chiamato “digiuno di giustizia” perché il digiuno che Dio vuole è quello della giustizia, come si legge nella Bibbia, nel capitolo 58 del libro del profeta Isaia: “Il digiuno di cui mi compiaccio non è egli questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, e che s’infranga ogni sorta di giogo? Non è egli questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gl’infelici senz’asilo, che quando vedi uno ignudo tu lo copra, e che tu non ti nasconda a colui ch’è carne della tua carne?”.

Il primo decreto sicurezza, diventato legge nel novembre 2018, ha abolito la protezione umanitaria e destrutturato il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, rendendo “invisibili” migliaia di migranti con conseguenze molto gravi anche per l’ordine pubblico. Mentre i primi cinque articoli del decreto sicurezza bis riguardano il soccorso in mare e stabiliscono che il ministro dell’interno può limitare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, quando si presuppone sia stato compiuto il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Si considera reato salvare vite umane. Un’assurdità che non tiene conto conto che molti di coloro che stanno tentando di arrivare sulle nostre coste fuggono dalla guerra civile libica. Altro che reato, dovrebbe essere un dovere. Se si attenta al diritto-dovere del soccorso in mare si intacca il fondamento del sistema universale dei diritti umani, che è come ha osservato Luigi Manconi «la base su cui si fonda il principio di reciprocità che a sua volta sostanzia il legame sociale e dà vita al consorzio umano. Per questa ragione insidiare il diritto-dovere di soccorso rappresenta un attentato alla civiltà giuridica».

Il Digiuno di Giustizia riparte il primo mercoledì di settembre. Vogliamo dare una dimensione politica a questo digiuno per far capire al governo e al parlamento che non possiamo accettare questo stato di cose.

Digiuno di Giustizia

«Proponiamo un piccolo segno visibile, pubblico: un digiuno a staffetta con un presidio davanti al parlamento italiano per dire che non possiamo accettare questa politica delle porte chiuse che provoca la morte nel deserto e nel Mediterraneo di migliaia di migranti». Così il comunicato che nel luglio 2018 ha dato inizio al digiuno. A firmare la presa di posizione il vescovo emerito di Caserta monsignor Raffaele Nogaro, don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge di Firenze, suor Rita Giaretta di Casa Ruth, padre Giorgio Ghezzi, religioso sacramentino e padre Alex Zanotelli, missionario comboniano.