Algeria / Italia
Le turbolenze politiche algerine non si ripercuotono sul business armiero con Roma. Leonardo (ex Finmeccanica) ha stretto un accordo per la partecipazione al 49% a una società che assembla veivoli per la difesa a Setif. L’Algeria è il secondo principale acquirente di sistemi d’arma italiani.

Mentre gli occhi sono puntati sulla protesta popolare non violenta, sulle acrobazie del sistema di potere per mantenere sé stesso pur proclamando il cambiamento, gli affari dell’Algeria continuano. Talvolta in uno scenario surreale creato dai media internazionali. Così la società petrolifera Sonatrach, la principale impresa del paese e dell’Africa, si è sentita in dovere di smentire le voci diffuse in Europa circa la sospensione dei negoziati commerciali con società straniere o la fornitura gratuita di gas algerino alla Francia!

Anche i militari, da sempre gli attori principali del “sistema” (di potere), continuano i loro affari. Protagonista questa volta l’Italia: il 25 marzo scorso il nostro ministero della difesa ha concluso con quello algerino un accordo che vede la costituzione di una società mista con la partecipazione del 49% dell’italiana Leonardo (ex Finmeccanica) per il montaggio di elicotteri nella regione di Setif, con i relativi servizi di addestramento, e orientata anche all’export. Si parla di tre tipi di veivoli, destinati a diversi settori della difesa.

Si concretizza, così, il partenariato italo-algerino firmato nell’agosto 2016. Nel febbraio di quest’anno la ministra della difesa Elisabetta Trenta era stata ricevuta ad Algeri dal capo delle forze armate, generale Gaïd Salah, la figura più forte emersa nell’attuale crisi del paese. Del resto, l’Algeria, secondo le tabelle del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), rappresenta il 2° principale acquirente di sistemi d’arma italiani nel quinquennio 2014-2018 (9,1%).

Non si può certo parlare di complesso industriale-militare delle proporzioni di quelli occidentali, ma poiché tutta l’industria militare algerina è proprietà dello stato, affidata alla gestione dei militari, ogni nuovo investimento rafforza il peso economico delle forze armate, che si aggiunge così a quello politico.

È uno scenario inaugurato all’indomani dell’indipendenza, che ha visto i militari partecipare all’attività economica, dall’edilizia ai più diversi servizi e naturalmente all’importazione di tutti i sistemi d’arma e di difesa. L’attività è enormemente cresciuta da quando l’Algeria ha preso la decisione di dotarsi di una propria industria militare.

Il settore militare dei trasporti è stato il primo ad essere sviluppato. Dal 2014 veicoli, e poi anche camion, sono prodotti alla periferia di Algeri su licenza tedesca Mercedes-Benz, e destinati al ministero della Difesa ma anche ad altre amministrazioni statali, dalla protezione civile all’industria petrolifera. Un accordo con l’Ucraina alla fine dello scorso anno ha rafforzato la capacità di manutenzione dell’Algeria dei missili aria-aria di ultima generazione e delle bome aree.

La politica di autosufficienza nel settore degli armamenti è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo, tanto è vero che l’Algeria resta un importante importatore d’armi, il 5° al mondo (4,4%) secondo le ultime statistiche Sipri. Negli ultimi 5 anni ha importato il 56% di tutte le armi vendute all’Africa.

Proprio per questo l’industria militare nazionale può diventare un settore economico strategico, che impiega attualmente circa 30mila persone, e ha assorbito e rivitalizzato diverse industrie entrate in crisi nell’ultimo decennio. Le forze armate occupano il 27° posto tra 137 eserciti del mondo, la difesa assorbe il 16% della spesa statale (12% nel 2000), e le spese militari rappresentano circa il 6% del Pil. Il protagonismo delle forze armate si fonda quindi anche su una solida base economica.