Storie perdute – maggio 2015 / Niger
Mauro Armanino

Mason e Koné hanno venduto i telefonini. Mason persino l’anello che portava al dito. Arrivati alla frontiera tra l’Algeria e il Niger avevano speso tutto quanto rimaneva per il viaggio. Le frontiere sono così. Porti nel deserto dove i passeggeri sono indifesi. Non importano i documenti o la regolarità dei visti. Neppure interessa la destinazione del viaggio. Solo interessa quanto la polizia può rubare dai migranti di ritorno prima che sia troppo tardi. Tutto ciò è risaputo e non sarà una circolare a fermare il processo di accumulazione primitiva del capitale.

La legge di contrasto alla tratta dei migranti appena approvata nel Niger nasce sotto questi auspici e condizionamenti. Il paese è da tempo oggetto privilegiato di accordi bilaterali e regionali per il controllo del traffico dei migranti. La stessa commissione europea ha posto il Niger tra i paesi ritenuti essenziali per la cooperazione nella strategia di contenimento dei passaggi dei migranti. È nel Niger si che si realizzerà un progetto pilota per la costruzione di alcuni centri “polivalenti” in tre luoghi strategici di passaggio. Agadez, Arlit e Diffa, con la fattiva collaborazione dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), l’Alto Commissariato per i Rifugiati e le autorità locali.

In realtà, sotto l’azione umanitaria, di contrasto al crimine, ciò che interessa realmente sono gli aspetti economico-politici dell’operazione. Dietro questi progetti ci sono milioni da suddividere con buona pace dei migranti, pretesto giustificativo dell’intera operazione. In se i migranti, quanto accade prima, durante e dopo il viaggio qui non interessano a nessuno. Ci sono sufficienti problemi nel paese, che tra epidemie, sfide securitarie e carestia alle porte, non si sogna neppure di prendere in considerazione quanto accade ai viaggiatori in transito in cerca di una vita migliore al nord. Quelli nazionali, stagionali per la più parte, si arrangiano tutti, quelli internazionali rappresentano invece una buona occasione per arricchire le filiere che su di essi prosperano.

È dunque nel quadro delle politiche europee, difensive, protettive e reattive che va inserita la recente approvazione della legge di contrasto alla tratta dei migranti. Non si parla né di cause né di storicità delle migrazioni nel Sahel, che hanno da sempre contraddistinto questo spazio umano. Tanto meno si accenna alle condizioni politiche ed economiche che innescano o facilitano le scelte migratorie. Inoltre non si fa nessuna allusione a quanto accade alle frontiere e al di fuori delle frontiere. Vale a dire degli abusi, deportazioni, violenze e non rispetto dei diritti umani che sono moneta corrente e di cui non si dovrebbe tacere.

In realtà il Niger, una volta di più, si dimostra un buon allievo. Funzionale alle politiche che finanziano i politici che lo stanno svendendo, pezzo dopo pezzo, all’Internazionale Capitalista. È scomparsa la sovranità della difesa nazionale (droni, francesi, americani, formazioni e campi militari). È svenduta la sovranità etica (la fiera umanitaria trova sempre nuovi ambiti per prosperare). Si è smarrita la sovranità popolare (da tempo il popolo è tenuto in ostaggio da una banda di ladri). E allora questa legge e le attività che da essa nasceranno non potranno che essere al servizio di chi finanzia l’intera operazione. Che tutto cambi perché nulla cambi. Il Gattopardo di Tomasi da Lampedusa docet. Anche nel Niger.

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