Per tutelare la rpoduzione di greggio Abuja sceglie la via dei militari
Scontro aperto tra esercito e ribelli del Mend nel Delta del Niger, nel sud della Nigeria: massiccia l’offensiva militare, le ong locali denunciano 1000 vittime tra i civili. E il Mend dichiara “guerra totale” al governo federale e alle multinazionali petrolifere.

Precipita la situazione nel Delta del Niger, la regione meridionale della Nigeria ricca di petrolio. In reazione alla massiccia offensiva militare lanciata dall’esercito nigeriano nelle ultime settimane, i ribelli del Mend (il Movimento di emancipazione del Deltya del Niger) hanno risposto venerdì scorso dichiarando una “guerra totale”, ed il braccio di ferro è sempre più serrato.

Abuja è davvero intenzionata a colpire il movimento, tanto da considerare le vittime civili un inevitabile effetto collaterale: l’organizzazione non governativa locale Congresso Nazionale Ijaw ha denunciato la morte di almeno 1000 civili durante le operazioni militari degli ultimi giorni, e chiesto l’immediato intervento delle Nazioni Unite.

L’esercito avrebbe “bombardato intere comunità da cielo, terra e mare”. Una notizia non verificata da altre fonti, che però confermano le continue incursioni di aerei militari soprattutto verso la provincia sud-occidentale di Warri, nello stato del Delta, zona controllata dai ribelli.

Altri fonti parlano di almeno 3mila persone in fuga dalla regione.

Le accuse sono state respinte da un portavoce militare, che ha però confermato le operazioni militari, sottolineandone la buona riuscita: i soldati hanno liberato 17 ostaggi del Mend, tutti lavoratori stranieri di multinazionali petrolifere che operano nella regione, che erano stati catturati giovedì scorso dai miliziani.

La reazione dei ribelli non si è fatta attendere: ieri il Mend ha rivendicato due attacchi ad oleodotti che rifornivano la raffineria di Kadima, ed ha diffuso un comunicato nel quale annuncia il blocco di tutte le rotte marittime utilizzate dalle imprese petrolifere. “Questo significa che le navi che oggi seguono queste tratte lo faranno a proprio rischio”. Si legge nel comunicato dei ribelli.

L’industria del greggio è infatti il principale obiettivo del Mend, che dal 2006 attacca sistematicamente le imprese straniere con sabotaggi e rapimenti di personale, in molti casi rubando ingenti quantitativi di greggio. I ribelli rivendicano una più equa ripartizione dei profitti tratti dallo sfruttamento degli idrocarburi, a beneficio delle popolazioni locali. La regione del Delta, la più ricca di petrolio, sul quale si regge l’economia della Nigeria (il greggio rappresenta il 95% delle esportazioni), resta l’area più arretrata del paese, senza servizi pubblici e con un sistema sanitario carente.

In più l’agricoltura e la pesca della regione, un tempo attività fiorenti, sono ormai al collasso, a causa del pesante impatto ambientale delle attività di estrazione: fiumi e terreni sono impregnati dei residui di greggio, perché le aziende non rispettano le norme anti-inquinamento.

Il tutto con il beneplacito del governo, che accetta di sacrificare la regione pur di stringere contratti milionari con le grandi compagnie petrolifere: Shell, Total, Eni, Agip, Exxon Mobil, Statoil, e più recentemente la Cina, tra gli altri con il marchio Cnooc. Ma è tutta l’economia nazionale a risentire delle azioni dei ribelli: la produzione di greggio nigeriano è drasticamente calata a causa dell’insicurezza nella regione, tanto da permettere il sorpasso dell’Angola come primo paese esportatore di petrolio africano. Oggi la produzione è pari a 1,76 milioni di barili al giorno; nel 2006 era di 2,6 milioni. Abuja non può permettersi di veder crollare in questo modo la sua principale fonte di guadagno. Per tutelarla, ha scelto la via della forza.