Nigeria
Rapimenti, estorsioni, rapine. Ma anche donazioni da parte di politici nigeriani, sostegno finanziario targato al-Qaida nel Maghreb islamico e finte attività umanitarie gestite da fondazioni islamiche. Così il gruppo terroristico si procura le risorse per tenere in scacco il nord-est della Nigeria.

L’ennesima carneficina perpetrata dai fondamentalisti di Boko Haram nella notte di sabato 30 gennaio nel villaggio di Daroli, nel nord-est della Nigeria, smentisce le recenti rassicurazioni del governo di Abuja, secondo le quali il gruppo non era ormai più in grado di organizzare attacchi convenzionali contro i civili nella zona settentrionale del paese.

L’organizzazione affiliata allo Stato islamico (Is), seppur indebolita dalla massiccia azione militare della Mnjtf, ha mantenuto inalterato il suo potenziale offensivo e viene lecito interrogarsi su come si finanzi una struttura che da sette anni mantiene costante la minaccia di attentati sul nord-est della Nigeria e sui paesi confinanti.

Uno dei comandanti militari di Boko Haram, ha dichiarato che all’inizio l’organizzazione avrebbe percepito cospicue donazioni dal governatore di Kano, Ibrahim Shekaraue, e dal governatore di Bauchi, Alhaji Isa Yuguda, entrambi accomunati dall’aperto dissenso verso le politiche del governo centrale.

Importanti somme di denaro sono arrivate in passato anche da al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), attraverso diverse waqf (fondazioni islamiche), oltre che dalle organizzazioni caritatevoli, che svolgono ufficialmente attività umanitaria, come l’al-Muntada al-Ilsami Trust, con sede a Londra, e la Saudi Arabia’s Islamic World Society.

Il gruppo per finanziarsi è ricorso anche ad altri metodi come le razzie nei villaggi, gli assalti alle banche, estorsioni e rapimenti di ostaggi. Quest’ultima attività ha costituito una fonte primaria di finanziamento per il gruppo islamista e risulta essere di gran lunga superiore anche alle cospicue donazioni di Aqmi.

È anche noto, che Boko Haram distribuisce le sue fonti di finanziamento attraverso un sistema di trasferimento di denaro chiamato hawala, basato su un’estesa e decentralizzata rete di mediatori e regolato da informali registrazioni, quindi molto complicato da tracciare.

Nel corso del tempo, tutti questi sistemi di finanziamento si sono rivelati assai efficienti, tanto che in passato alcuni funzionari nigeriani sono stati oggetto di inchieste per non aver saputo ricomporre la rete degli aiuti economici esteri ricevuti da Boko Haram.

Da tali premesse, non è peregrina l’ipotesi per cui gli estremisti nigeriani, stretti dall’offensiva della Mnjtf, abbiano giurato fedeltà allo Stato islamico principalmente per ricevere nuovi finanziamenti, considerando che l’Is è oggi il gruppo terroristico dotato di maggior potenza economica e che elargisce importanti somme di denaro alle formazioni jihadiste che manifestino volontà di affiliazione.

Nella foto Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram.