Ventesima edizione del Goldman Enviromental Prize
Assegnato a Mar Ona Essengui, attivista del Gabon, il premio Goldman per l’impegno ambientale. Difende l’abbattimento della foresta dagli interessi di una compagnia mineraria cinese.

Da tre anni combatte per difendere una foresta pluviale dagli interessi di una compagnia cinese. Marc Ona Essengui, cittadino del Gabon, per questa sua battaglia si è visto assegnare il premio Goldman per l’ambiente.

Essangui, costretto su una sedia a rotelle dalla poliomielite, nonostante sia stato minacciato e arrestato più volte, persevera nella sua lotta contro il progetto Belinga – nato da un accordo tra il governo gabonese e la Cmec, una compagnia di estrazione mineraria cinese – che include la costruzione di una centrale idroelettrica lungo il fiume Ivindo vicino alle cascate Knongou, all’interno di un parco nazionale.
Intervistato dall’emittente britannica Bbc Essangui ha accusato il governo del Gabon di non aver considerato l’opinione della popolazione locale e l’impatto ambientale prima di permettere alla compagnia di iniziare la costruzione dell’impianto. Sempre ai microfoni della Bbc, l’attivista gabonese, ha espresso la speranza che questo premio richiami l’attenzione della comunità internazionale sui problemi di degrado ambientale causati dall’industria pesante nella zona.

Essangui è uno dei sette vincitori – uno per ogni regione continentale – ad aver ricevuto il premio quest’anno. Il riconoscimento per l’Asia è stato assegnato a Rizwana Hasan, avvocatessa del Bangladesh per l’impegno nella formazione e nella prevenzione sul pericolo “dalle attività di smantellamento delle navi che armatori internazionali lasciano a manovalanze locali”. Il premio per il Centro e Sud America è andato invece ai due attivisti contro il disboscamento Hugo Jabini e Wanze Eduarda. Giunto alla sua ventesima edizione i Goldman Enviromental Prizes, ritenuti i “Nobel Verdi”, per l’attivismo nel settore ambientale, sono stati assegnati lo scorso 20 aprile a Londra.

Per approfondire: lo speciale di nigrizia.it sull’impatto delle dighe in Africa