Il Marocco rientra nell'UA
Il regno nordafricano è diventato il 55° paese membro dell’Unione Africana, organizzazione che aveva abbandonato 33 anni fa in contrasto con il riconoscimento di quella che il re considera parte del regno: il ricco territorio del Sahara Occidentale e il governo del popolo saharawi. Una questione ancora aperta.

Al termine di una battaglia diplomatica molto serrata, il re del Marocco, Mohammed VI, ha ottenuto l’ingresso del suo paese nell’Unione Africana (UA). La domanda di adesione, depositata nel settembre scorso, è stata accettata dai capi stato per consenso, vale a dire senza voto, in una riunione a porte chiuse, nel corso del vertice dell’UA a Addis Abeba, il 30 gennaio.

Il Marocco aveva abbandonato l’allora Organizzazione dell’Unione Africana (OUA) nel 1984, dopo l’ammissione della Rasd (Repubblica araba saharawi democratica), l’ex colonia spagnola che la monarchia rivendica come propria, malgrado la Corte dell’Aia, sollecitata proprio da Rabat, abbia stabilito il contrario fin dal 1975. Il Marocco aveva dunque disertato nel 2000 l’atto costitutivo dell’UA, di cui il paese diventa ora il 55° stato membro. Mohammed VI ha già tenuto un discorso ai capi di stato africani, ma la vera integrazione inizierà con il prossimo vertice.

La campagna d’Africa di Mohammed VI dura da almeno un decennio, attraverso un diplomazia molto attiva, dapprima economica e poi politica. Alla base di questa scelta c’è la costatazione che la questione del Sahara Occidentale, che per la monarchia è la priorità, aveva preso in seno all’UA una dimensione sempre più importante, soprattutto dopo il riconoscimento della Rasd da parte del Sudafrica. Da qui la scelta di entrare nell’arena per disputare il supporto istituzionale che la Rasd riceve dall’UA. Il disegno, appena velato, è quello di depotenziare l’appoggio dell’UA alla questione sahrawi, affinché venga trattata esclusivamente in seno all’Onu, dove non esiste una maggioranza favorevole alla Rasd e dove Rabat può sempre contare sul veto della Francia, il maggior alleato della monarchia.

L’adesione è stata contrastata soprattutto dall’Algeria e dal Sudafrica che avrebbero voluto imporre condizioni a Rabat. Il re da parte sua è stato obbligato a rinunciare all’obbiettivo della contemporanea espulsione della Rasd. L’Algeria si è rifatta riuscendo alla fine ad imporre al vertice di Addis Abeba l’elezione del suo candidato alla presidenza della Commissione, il ciadiano Moussa Faki Mahmat.

Il sottile gioco diplomatico visto nella capitale dell’Etiopia, dove ha sede l’Unione Africana, rischia di prolungarsi nella guerriglia politico-diplomatica che Rabat ingaggerà per impedire in futuro prese di posizione a favore dei sahrawi. Il parlamento panafricano ha appena condannato l’espulsione dal Marocco della sua vicepresidente, la deputata della Rasd Suelma Beirouk, al momento della conferenza sul clima COP22 a Marrakech, nel novembre scorso.

I dirigenti sahrawi da parte loro manifestano soddisfazione per il fatto che Rabat non abbia posto condizioni all’ingresso nell’organizzazione panafricana. Teoricamente Mohammed VI ha accettato il principio del “rispetto delle frontiere al momento dell’indipendenza” (art. 4 della Carta dell’UA), e quindi implicitamente l’esistenza della Rasd. La schermaglia politica è appena cominciata.