Rd Congo / Dopo il voto
In attesa dei risultati ufficiali, previsti per il 6 gennaio, la tendenza del voto presidenziale indica l’affermazione di Martin Fayulu, espressione della colazione Lamaku. Il Coordinamento dei laici cattolici ha denunciato gravi e diffuse irregolarità nel voto. Il regime di Kabila ha reagito bloccando l’accesso a internet in tutto il paese. Si teme il peggio.

Quattro giorni dopo le elezioni presidenziali, legislative e provinciali del 30 dicembre, nella Repubblica democratica del Congo regnano l’attesa e l’incertezza. Quando il potere ha decretato, il 31 dicembre alle ore 11, di interrompere l’accesso a internet, stava emergendo una chiara tendenza: Martin Fayulu, candidato della coalizione dell’opposizione Lamuka (Svegliatevi) era largamente in testa davanti a Félix Tshisekedi, espressione anche lui di forze di opposizione, e a Emmanuel Ramazani Shadary, l’uomo del presidente uscente Joseph Kabila.

Fayulu si stava imponendo nella capitale Kinshasa, e nelle province di Equatoria, Bandundu (terra natale di Fayulu), Congo centrale, Provincia orientale, Nord Kivu e Katanga. Tshisekedi aveva raccolto i maggiori consensi nel Kasai e nel Kasai centrale, storici feudi dell’Unione per la democrazia e il progresso sociale, il partito fondato da suo padre negli anni ’90. Shadary, infine, faceva una buona figura solo nella sua provincia natale, Maniema, che rappresenta il 2,7% degli 83 milioni di abitanti dell’Rd Congo.

Questi primi risultati ufficiosi sono riferiti a un terzo dell’elettorato e tuttavia confermano i sondaggi richiesti, durante la campagna elettorale, dal Congo Research Group di New York e attuati dalle agenzie Ipsos e Berci. Fayulu, del resto, ha avuto il sostegno degli uomini politici più popolari: Moïse Katumbi, Jean-Pierre Bemba e Adolphe Muzito.

Si registrano intanto contestazioni su come il governo e l’amministrazione hanno gestito il voto. In un comunicato del 1° gennaio, il Comitato laico di coordinamento della Chiesa cattolica denuncia «gravi e diffuse irregolarità, visibilmente programmate». L’elenco è lungo: mancata affissione delle liste elettorale nei tempi programmati; soppressione di seggi elettorali; seggi elettorali fittizi allestiti nella abitazione di sostenitori di Shadary; computer per il voto elettronico non funzionanti o addirittura assenti; schede di voto precompilate… A Ibanda (Sud Kivu) una persona è stata trovata in possesso di 21 tessere elettorali. Gli osservatori dell’opposizione e della società civile sono stati tenuti lontano dagli spoglio dei voti a Mweka (Kasai), in alcuni seggi di Mbandaka e in molte circoscrizioni di Kinshasa: Matete, Kingabois, Matonge, Bandal, Limete.

Anche la Missione di osservazione dell’Unione africana ha rilevato delle disfunzioni e il responsabile della Missione, l’ex presidente maliano Dioncounda Traoré, ha auspicato che i risultati che verranno proclamati siano conformi al voto espresso dal popolo congolese.

Si tratta dunque di vedere se il 6 di gennaio – data fissata per la pubblicazione dei risultati del voto – chi ha governato negli ultimi 18 anni è disponibile ad accettare il risultato delle urne. Il politologo francese Tierry Vircoulon non ha dubbi: «Il regime di Kabila non ha organizzato queste elezioni per perderle».

Martin Fayulu, candidato alla presidenza per coalizione di opposizione Lamaku, risulta largamente in testa secondo i primi risultati ufficiosi.