Il Sudan, le politiche europee e il partner sbagliato - Nigrizia
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L'editoriale di giugno 2023
Il Sudan, le politiche europee e il partner sbagliato
30 Maggio 2023
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti

Ora che il Sudan rischia di essere annichilito dal braccio di ferro che dal 15 aprile oppone il generale al-Burhan, capo dell’esercito e del governo di transizione, e Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti), alla testa di milizie paramilitari denominate Forze di supporto rapido, è facile esternare preoccupazione e condannare fermamente i combattimenti.

Lo ha fatto l’Europa, e con essa l’Italia, con le solite frasi di circostanza sulla guerra che «mina gli sforzi tesi a ripristinare la transizione verso un governo democratico a guida civile e rischia anche di rendere instabile la regione». Parole che fanno supporre un effettivo interesse per un paese che ha un ruolo rilevante nella geopolitica africana e soprattutto rinviano a una politica europea impegnata a radicare la democrazia.

L’Ue e l’Italia avrebbero fatto bene, invece, ad aggiungere alle loro esternazioni che uno dei due contendenti sudanesi, Hemeti, negli anni passati è stato a lungo foraggiato perché svolgesse un lavoro sporco: tagliare la strada, e con tutta probabilità anche la gola, ai migranti subsahariani che tentavano di arrivare in Libia e di lì sulle coste europee.

È stato cioè affidato il compito di controllare le “frontiere esterne” europee a un uomo che è stato il braccio armato di Omar El-Bashir, il dittatore che per trent’anni (1989-2019, messo fuori gioco da un’insurrezione popolare) ha retto un regime islamista in Sudan e sul quale pende dal 2009 un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella regione del Darfur.

Preoccupazioni in questo senso sono state sollevate nel 2016 da due europarlamentari, Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat che hanno inviato una lettera aperta ai ministri degli esteri (Gentiloni) e dell’interno (Alfano) dell’allora governo Renzi chiedendo spiegazioni su queste “alleanze” sudanesi. E chiedendo anche conto di un Memorandum d’intesa con il Sudan, siglato il 3 agosto 2016 dal capo della polizia Franco Gabrielli e dal suo omologo sudanese Osman Al Hussein che prevede una collaborazione sui migranti e le frontiere.

L’accordo, che non è mai stato discusso né ratificato dal parlamento italiano, s’inscrive nel quadro della cooperazione tra Sudan e Unione europea (Processo di Khartoum del 2014 e Fondo fiduciario dell’Ue per le migrazioni 2015).

Considerato il feeling tra Hamdan Dagalo (Hemeti) ed Europa non vorremmo che sotto sotto l’Ue tifasse per lui. Averlo come riferimento a Khartoum consentirebbe di poter meglio concertare le politiche migratorie…

Ad oggi la lettera delle due europarlamentari non ha ancora ricevuto una risposta convincente. Per chiarire lo scenario e per capire qual è il significato di scelte, come quella di finanziare Hemeti, che contraddicono i valori e i principi dell’Ue e della Costituzione italiana Nigrizia rilancia alle istituzioni nostrane ed europee un quesito molto semplice.

Hemeti è stato e rimane a tutti gli effetti un partner dell’Unione europea? Ci auguriamo di no, anche perché siamo convinti che se l’Europa vuole essere un riferimento per l’approdo del Sudan alla democrazia deve guardare non ai tagliagole ma ai tanti cittadini sudanesi che ora tacciono perché parlano le armi.


Mohamed Hamdan Dagalo

Detto Hemeti, della tribù dei rezeigat, ha iniziato come commerciante di bestiame e guardia di convogli commerciali che attraversavano l’ovest del Sudan, il Ciad e l’est della Libia. Nel 2010 ha cominciato a cimentarsi in politica, proponendosi come alternativa all’ex uomo forte della guerra del Darfur, Moussa Hilal, ex consigliere di El-Bashir, capo dei Janjaweed e responsabile della guardia di frontiera. Hemeti lo ha sostituito nel novembre 2017.

Sotto il patrocinio del National intelligence and security service (Niss) e dell’ufficio del presidente, i Janjaweed sono mutati in Forze di supporto rapido (Rsf). Nel 2013 il riconoscimento ufficiale. Il parlamento ha approvato nel 2017 la contestata legge sulle Rsf, che ha aumentato i loro finanziamenti e formalizzato la loro autonomia. In occasione delle manifestazioni anti El-Bashir, Hemeti è stato sospettato di aver orchestrato il massacro del 3 giugno 2019 al sit-in centrale di Khartoum. Dopo la deposizione di El-Bashir, è diventato vice presidente del Consiglio sovrano

 

 

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