Sadiq al Mahdi

Sadiq al Mahdi, uno degli uomini che ha lasciato un segno profondo nella storia del Sudan indipendente e contemporaneo, è morto ieri ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per complicazioni dovute all’infezione da Covid-19. Aveva 84 anni ed era stato attivo fino al momento del contagio.

Sadiq era stato l’ultimo primo ministro eletto nella storia del paese. Era stato in carica dal 6 maggio 1986 al 30 giugno 1989, quando era stato deposto dal colpo di stato militare orchestrato dal Fronte islamico nazionale (Nif), guidato da Hassan al Turabi, che aveva portato al potere Omar El-Bashir.

Fino al momento della morte, era il presidente de partito Umma, la maggiore forza di opposizione nei quasi trent’anni della dittatura del Partito del congresso nazionale (Ncp) di El-Bashir. Era anche il capo spirituale, l’imam, dell’importante gruppo sufi degli Ansar, che sostennero la rivoluzione mahdista – capeggiata da Muhammad Ahmad, proclamato Mahdi nel 1881 – che si proponeva di liberare il paese dal dominio anglo-egiziano.

Sadiq, nato il 25 dicembre 1935 ad Omdurman, città gemella della capitale Khartoum, era discendente diretto, bisnipote, del Mahdi e nipote di Sayyid Abd al-Rahman al-Mahdi, fondatore dell’Umma Party.

La sua eredità politica passa alla figlia Mariam, nata nel 1965, da tempo vicepresidente del partito Umma e particolarmente attiva nel tessere le alleanze che hanno portato alla formazione della coalizione di forze di opposizione – le Foze per la libertà e il cambiamento, Ffc – che hanno portato alla deposizione del presidente Omar El-Bashir e alla fine della dittatura del Ncp.

Sadiq al Mahdi credeva che il partito Umma potesse governare secondo i dettami di un islam rigoroso ma capace di confrontarsi con le altre religioni e le diverse culture dei numerosi gruppi etnici che formano il mosaico della popolazione sudanese. Un islam che fosse capace di dar spazio anche alle istanze delle diverse ideologie cui si ispiravano i partiti politici attivi nel paese.

La differenza con il modello propugnato dal Fronte islamico nazionale di al Turabi – suo cognato per aver sposato sua sorella Wissal – che si ispirava all’ideologia dell’islam politico della fratellanza musulmana, è sempre stata ampia. Il confronto politico non sempre altrettanto chiaro, fino al momento del colpo di stato, nel giugno del 1989, che mise fine al suo governo e ad uno dei rari periodi di confronto democratico nella storia del Sudan.

Dal momento del colpo di stato, Sadiq al Mahdi era stato all’opposizione. Per questo era stato ripetutamente arrestato e aveva passato lunghi periodi in esilio. Nigrizia lo aveva incontrato a Omdurman nel 2010 – alla vigilia delle elezioni che confermeranno El-Bashir al potere e ad un anno dal referendum che sancirà la secessione del Sud Sudan -, realizzando un’intervista pubblicata nel numero di marzo.

L’ultimo scontro con il governo di El-Bashir lo ebbe nell’aprile del 2018, quando fu nominato presidente del Sudan Call, un’alleanza di forze politiche, movimenti di opposizione armata e organizzazioni della società civile che si proponevano come alternativa alla dittatura del Ncp.

Denunciato perché accusato di preparare un colpo di stato, andò in esilio al Cairo. Rientrò nel paese nel dicembre dello stesso anno, all’inizio delle dimostrazioni popolari che avrebbero portato alla caduta del regime.

Sadiq al Mahdi era risultato positivo al Covid-19 lo scorso 30 ottobre. La sua situazione si era dimostrata da subito piuttosto seria, tanto che il 2 novembre era stato ricoverato ad Abu Dhabi, dove avrebbe potuto ricevere le cure migliori disponibili nella regione. Invece, probabilmente anche a causa dell’età avanzata, è morto nella notte tra mercoledì 25 e giovedì 26 novembre.

Ne ha dato l’annuncio ufficiale il governo sudanese che ha anche deciso di onorarlo con funerali di stato e tre giorni di lutto nazionale.

La salma di Sadiq al Mahdi è arrivata questa mattina, 27 novembre, all’aeroporto di Khartoum dove è stata ricevuta dalla guardia repubblicana. Sarà tumulato nella tomba di famiglia, ad Omdurman, sulle rive del Nilo, dove già riposano il bisnonno, Muhammad Ahmad al Mahdi, e il nonno, Sayyid Abd al-Rahman al-Mahdi, dei quali ha raccolto e onorato l’eredità storica e politica.

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