Burkina Faso / Politica
Il consiglio dei saggi in Burkina Faso ha individuato nell'ex ambasciatore delle Nazioni Unite, Michel Kafando, il presidente che guiderà il paese nel periodo di transizione di un anno. La scommessa è aperta.

Il Burkina Faso ha un nuovo presidente. Il diplomatico di carriera,  Michel Kafando, ex ambasciatore del Burkina Faso alle Nazioni Unite,  guiderà il Paese africano durante la transizione che porterà alle  elezioni previste tra un anno.

La decisione è arrivata dal “consiglio  dei saggi” incaricato, dopo le rivolte di piazza e la cacciata del  presidente Blaise Campaorè e la presa del potere da parte dei militari,  di individuare una personalità di spicco e autorevole che potesse  traghettare il paese verso elezioni democratiche in un clima di pace.

Kafando, 72 anni, è stato eletto per consenso in seno al consiglio  creato ad hoc e composto da una ventina di rappresentanti  dell’opposizione, della società civile, dell’esercito, oltre che da capi  religiosi e di tribù. Il diplomatico, dopo una lunga notte di trattative  a Ouagadougou, che ha definito l’incarico «più che un onore», ha  assicurato che non lesinerà «sforzi per la costruzione di una nuova  società basata sulla democrazia», con azioni che dettaglierà nel suo  discorso alla nazione dopo l’insediamento ufficiale, previsto per  venerdì. La nomina di Kafando, tuttavia, deve essere ancora confermata  dalla Corte Costituzionale. Ma è già stata accolta con favore  dall’Unione Africana, il presidente Nkosazana Dlamini-Zuma, infatti, ha  espresso apprezzamento per la «maturità e il senso di responsabilità» mostrato dal paese africano e ha sollecitato «una transizione morbida  sotto la direzione delle autorità civili».

Il Burkina Faso, dunque, si appresta a girare pagina dopo 27 anni  ininterrotti di potere di Campaorè e dopo tre settimane di regime  militare. Questo rappresenta, anche, un successo della comunità  internazionale che alla presa del potere da parte dei militari, ha  esercitato una forte pressione affinché il potere passasse rapidamente nelle mani dei civili. Pressione avvenuta anche attraverso la minaccia  di sanzioni internazionali e la sospensione degli aiuti da cui il paese  e i suoi 17 milioni di abitanti dipendono. Un successo che deve anche  essere inscritto agli studenti che hanno fatto pressioni e minacciato  altre rivolte chiedendosi: «Perché cacciare il presidente Campaorè se è  per rimpiazzarlo con il suo sbirro?».

La Francia, primo sostenitore  internazionale del paese e antica potenza coloniale, ha assicurato che  sarà al fianco del Burkina Faso durante questo periodo chiave per la  storia del paese, indicando che la «transizione democratica può  rappresentare un esempio per molti altri paesi africani, senza  sottovalutare le sfide economiche e sociali che il paese deve  affrontare».

La prudenza, comunque, è d’obbligo e la scommessa, dunque, è  aperta. E se tutto, come auspicato dalla comunità internazionale,  progredisse sulla strada della democrazia e con un’apertura  significativa alla società civile, la rivolta della piazza contro la  pretesa dell’ex presidente di cambiare la Costituzione per permettergli  un altro mandato, allora sarebbe, per davvero, la prima primavera  dell’Africa subsahariana.

Nella foto in alto Michel Kafando nel palazzo delle Nazioni Unite a New York nel 2010 (Fonte: Frank Franklin II/AP/dpa)

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