Mentre informazione e interessi del mondo si muovono su vaccini e dintorni Zimbabwe, Sud Sudan e Somalia sono i paesi africani inseriti tra le quattro nazioni al mondo a rischio fame a partire da Natale a causa degli effetti combinati della siccità e delle restrizioni imposte dal Covid-19. Lo afferma Trocaire, la direzione dell’agenzia dello sviluppo internazionale dei vescovi cattolici d’Irlanda. La fame spaventa molto più del Covid in Africa e chi vive di un lavoro informale preferisce certamente correre il rischio dell’assembramento e dei contatti rispetto a quello dei crampi allo stomaco.

Sud Sudan

Mentre nel Sudan meridionale, cinque regioni “sono a rischio di carestia all’inizio del 2021”  quasi sei milioni di sud sudanesi, più della metà della popolazione, sono in crisi alimentare dall’inizio del 2020 e circa 20.000 sono addirittura sull’orlo della carestia. Effetti amplificati dal Covid ma già ben allarmanti dopo sei anni di guerra civile cui tentano, con grandissima fatica, di mettere fine i due contendenti: il presidente Salva Kirr e il leader ribelle (di nuovo vicepresidente) Riek Machar che sono riusciti a concordare, per l’ennesima volta, la formazione di un governo di unità nazionale.

L’Onu ritiene che la carestia non sia di origine climatica in Sud Sudan, ma “causata dall’uomo”. La nazione più giovane del mondo è precipitato nella guerra civile nel dicembre 2013, due anni e mezzo dopo aver ottenuto l’indipendenza dal Sudan.

Diversi fattori alimentano questo conflitto, tra cui un clima di sfiducia collettiva radicata nella popolazione, la proliferazione di armi leggere, l’accaparramento delle risorse, il disprezzo per lo Stato di diritto, la scarsità di istituzioni in grado di risolvere le controversie e la privazione economica. Il governo e i ribelli sono accusati dall’Onu di aver “deliberatamente fatto morire di fame” gli abitanti.

Il caso Zimbabwe

In Zimbabwe una persona su tre deve affrontare una crisi alimentare e 56 distretti, su 60 presenti nel paese, stanno vivendo livelli critici di fame. L’anno scorso, ben prima del Covid, le Nazioni Unite avevano stimato che circa 7,7 milioni di cittadini che vivono principalmente nelle aree più rurali, ovvero circa la metà della popolazione del paese, sarebbero state a rischio carestia entro gennaio 2020.

Come in Sud Sudan, malgoverno e corruzione, iperinflazione, povertà, disastri naturali e sanzioni economiche sono tra le cause identificate della situazione di carestia. La siccità e le condizioni meteorologiche irregolari hanno danneggiato la produzione agricola, mentre l’aumento vertiginoso dell’inflazione ha esacerbato il potere d’ acquisto della popolazione.

La penuria di cibo è causata dagli effetti combinati dell’ unica crisi economico-ambientale come le ricorrenti siccità. Il riscaldamento globale sta avendo un terribile impatto sui residenti del Parco Nazionale di Hwange, che è la più grande riserva naturale del paese.

Lo Zimbabwe ha lottato negli ultimi 20 anni contro una crisi economica aggravata dalla diffusa corruzione, che il presidente Emmerson Mnangagwa, succeduto all’autocrate Robert Mugabe alla fine del 2017, non è riuscita ad arginare. Oggi la gente vive sulla pelle la mancanza di acqua, carburante, medicinali e denaro, mentre il sistema sanitario è allo sbando. Per i suoi 15 milioni di abitanti, la vita quotidiana si riassume già in una lotta per la sopravvivenza che si vede in tutti i settori.

“Lo Zimbabwe sta vivendo la siccità, una crisi economica pazzesca e ora anche il Covid-19. L’impatto combinato di tutto questo è devastante”, ha detto nel rapporto del 4 dicembre Bekezela Mapanda, responsabile del programma di Trócaire in Zimbabwe. Che aggiunge: “Il blocco dovuto al coronavirus ha impedito alle persone di accedere ai mercati o di fare trading transfrontaliero.

Non esiste una rete di sicurezza sociale in Zimbabwe, quindi non ci sono sostegni o indennizzi per persone che hanno perso il lavoro o che stanno lottando per coltivare i propri raccolti “. Mentre la popolazione è “sorprendentemente forte e resiliente”, l’impatto della pandemia, oltre alla siccità e alla crisi economica, “ha davvero spinto le persone sull’orlo del baratro”.

Il basso reddito, combinato con un’inflazione che è salita a oltre il 490%, mette il paese in una situazione di insicurezza alimentare cronica. Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha bisogno urgente di 200 milioni di dollari per far fronte a un disastro umanitario annunciato. Ad aprile, le autorità dello Zimbabwe e le Nazioni Unite avevano lanciato un piano di aiuti umanitari di emergenza del valore di 715 milioni di dollari per soccorrere un terzo della popolazione del paese, minacciata da carestia e coronavirus.

Questo sforzo mirava a fornire aiuti alimentari in primis ma anche in termini di salute, igiene, accesso all’acqua o alloggio a 5,6 milioni di persone particolarmente vulnerabili al Covid-19. “E ‘estremamente importante che il sistema di distribuzione alimentare continui a funzionare”, ha detto ai giornalisti Lola Castro, responsabile regionale del Programma alimentare mondiale (Pam).

Altri quattordici paesi sono ad alto rischio di livelli crescenti di fame acuta: Etiopia, Camerun, Repubblica Centrafricana, Mali, Niger, Sierra Leone, Repubblica democratica del Congo, Mozambico, Sudan, Haiti, Venezuela, Libano, Siria e Afghanistan.

 

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