Nigeria / Identikit neopresidente
Nella sua prima vita Muhammadu Buhari è stato un golpista che ha istituito tribunali speciali per imprigionare i politici corrotti. La sua azione ha dato vita perfino a un neologismo, il «buharismo»: un mix di nazionalismo puntiglioso e di leggi populiste. Riesce a diventare presidente al suo quarto tentativo “democratico”.

Il nuovo presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, che giurerà il prossimo 29 maggio, è nato in una famiglia numerosa (l’ultimo di 23 fratelli) a Daura nel nord musulmano del paese (stato di Katsina), nel 1943. A 19 anni entra nell’esercito. Studia in Gran Bretagna e nel 1980 è ufficiale generale delle forze armate nigeriane. Se i nigeriani lo conoscono è perché, in quanto militare, ha attraversato tutte le turbolenze della Nigeria indipendente. Faceva parte dei militari guidati dal generale Murtala Mohammed che nel 1° colpo di stato, nel 1966, aveva rovesciato e ucciso il generale Aguiyi Ironsi, dirigente militare autoproclamato. Ha poi diretto le truppe durante la guerra del Biafra (1967-1970). Ha quindi fatto parte del gruppo di ufficiali che nel 1975 ha rovesciato il regime di Yakubu Gowon. Gli era allora stato affidato lo stato federale del nordest del paese, la parte della Nigeria oggi minacciata da Boko haram.

Prende parte anche al colpo di stato contro la 2ª repubblica, a fine 1983, rovesciando il presidente Shegu Shagari eletto nel 1979. È allora che diventa capo di stato per 20 mesi, prima di farsi rovesciare a sua volta da Ibrahim Babangida, e di trascorrere quasi tre anni in carcere.

Il presidente/generale deve la sua celebrità e al suo carattere inflessibile e alla sua incorruttibilità, due immagini che ha sempre coltivato e che hanno contribuito senz’altro alla sua vittoria. Ma Muhammudu Buhari ? non va dimenticato – ricorreva a metodi molto autoritari, organizzando tribunali speciali per imprigionare i politici corrotti o addirittura tentando di rapire un cacicco del regime precedente in piena Londra. È il famoso affare Umaru Dikko, uno degli episodi più celebri della prima presidenza Buhari. Dikko, ministro nel governo rovesciato, era stato rapito a Londra da agenti segreti nigeriani. Un agente delle dogane dell’aeroporto di Stansted scopre in una “valigia diplomatica” a destinazione di Lagos, l’ex ministro svenuto. L’incidente aveva provocato una crisi diplomatica con la Gran Bretagna e quattro uomini erano stati messi in prigione accusati di rapimento.     

Volendo dichiarare la «guerra contro l’indisciplina», aveva arrestato molti suoi oppositori, tra cui il leggendario inventore della musica nigeriana afrobeat, il famoso cantautore Fela Kuti, eminente attivista dei diritti umani che, una volta uscito di carcere, e Buhari rovesciato, lo qualificherà di «animale dalla pelle umana», comparandolo a Ronald Reagan, Margaret Thatcher e al sudafricano razzista P. W. Botha.

Gli atti del primo Buhari presidente hanno creato un neologismo spesso ripetuto nel dibattito politico nigeriano: il «buharismo». Una miscela di nazionalismo puntiglioso e di leggi populiste. In pieno braccio di ferro con il Fondo monetario internazionale (Fmi), Buhari non aveva esitato a svalutare la moneta nazionale, il naira, per ridare una certa libertà di manovra al suo paese. Così pure, la sua politica repressiva era spesso presentata come quella che avrebbe posto fine al nepotismo o alla corruzione in generale. Trucchi agli esami universitari potevano portare a vent’anni di carcere, così come i funzionari ritardatari al lavoro potevano essere puniti con punizioni corporali. Non va dimenticato che a fine 1984 e inizio 1985, mentre l’Africa occidentale attraversava una grave crisi alimentare, Buhari aveva fatto espellere centinaia di migliaia di nigerini, togolesi, ghaneani… che lavoravano in Nigeria. Il «buharismo» così come è oggi compreso, è senza dubbio una forma di populismo autoritario.

Buhari ha altre carte in mano per dirigere il paese. Ha imparato anche a conoscere il settore petrolifero a diverse riprese negli anni 1970 e 1990. Il generale Olusegun Obasanjo lo aveva nominato nel 1976 al posto strategico di ministro del petrolio e delle risorse naturali. Se si tien conto che la Nigeria è il 13° produttore mondiale e che è stato lui stesso alla testa di un’agenzia governativa incaricata di ridistribuire i guadagni del petrolio, si può capire meglio che la sua esperienza conterà. Soprattutto che da mesi ormai il prezzo del barile di petrolio è calato e che numerosi stati della federazione chiedono un riaggiustamento della formula che permette di distribuire i benefici petroliferi in seno alla Nigeria.

Buhari non è il primo generale a riconvertirsi in democratico. Già il generale Olusegun Obasanjo era diventato il primo presidente della Nigeria democratica nel 1999. Buhari aveva meditato questa conversione da tempo dato che si era già presentato alle presidenziali del 2003, 2007, 2011 e 2015. La quarta volta è stata dunque la buona.

E ora? Impegno assoluto: lotta alla corruzione, grande male storico del paese che corrode l’economia del paese e rende difficile la vita di ogni giorno dei milioni di nigeriani che…sopravvivono con difficoltà. E lotta senza quartiere a Boko haram, equipaggiando meglio l’esercito nigeriano, e in collaborazione con i paesi vicini, senza mai dimenticare che per vincere contro un movimento jihadista, capirne le ragioni (spesso di natura socio-economica) rimane fondamentale.