Startup al servizio della gente
Il continente sta cambiando grazie anche all’uso sempre più frequente di nuovi strumenti tecnologici. Lo scopriamo attraverso un percorso che racconta alcune delle statup più rivoluzionarie dell’anno in Africa.

Innovazione è oggi la parola più utilizzata di chi racconta un’Africa che vuole andare oltre la narrativa che parla di un continente tra bisogni e conflitti, leadership aggrappate al potere e sfruttamento indiscriminato delle risorse. Ma in che campi l’Africa e suoi talenti stanno emergendo?

Ci aiuta a capirlo Fast Company, magazine statunitense che si occupa di osservare la rivoluzione globale che sta avvenendo nei diversi ambiti della società attraverso l’uso delle tecnologie. Facendo business e nello stesso tempo alleggerendo problemi della collettività. Fast Company ha appena pubblicato un lavoro che riguarda le aziende più innovative del 2019. Dieci di queste in Africa. Ne citiamo qui qualcuna.

African leadership university

Nel 2008, Fred Swaniker, ghanese formatosi alla Stanford Business School, fonda a Johannesburg l’African leadership academy, istituto dedicato alla formazione della prossima generazione di leader africani. Nel 2015, Swaniker ha ampliato il progetto e ha aperto l’African leadership university (Alu) a Mauritius, pensata per insegnare le capacità di leadership ai più brillanti africani e per combattere la fuga dei cervelli che ha visto molti giovani africani andare all’estero, negli Stati Uniti o in Europa, per avvantaggiarsi di una istruzione migliore o anche per avviare una migliore carriera.

Nel 2017 Swaniker ha aperto un secondo campus Alu, a Kigali, in Rwanda, e recentemente ha ricevuto un finanziamento pari a 30 milioni di dollari. Alu sta inoltre implementando un sistema di pagamento dei corsi su modello Usa, basato su accordi di ripartizione del reddito. Gli studenti non pagano in anticipo per la loro istruzione, ma pagheranno una quota del loro reddito agli investitori quando cominceranno a lavorare. Alu ha campus in Mauritius, Rwanda e Kenya e l’apertura di altre sedi in programma.

Flutterwave

Nasce nel 2016 dall’idea di un imprenditore nigeriano, Olugbenga Agboola, ed è un sistema di pagamento digitale progettato per rendere più facile fare affari in tutto il continente, consentendo agli utenti di effettuare pagamenti internazionali nelle proprie valute. Quella che in gergo si definisce Api (Application programming interface). Flutterwave, integrato con i principali strumenti di shopping online come Shopify e WooCommerce, consente ai clienti di effettuare pagamenti su piattaforme come Amazon. Si contano in milioni di dollari le transazioni elaborate online. L’Api si è recentemente diffusa in tutta l’Africa. Dopo aver raccolto fondi per oltre 20 milioni di dollari, l’imprenditore e il suo team stanno ora pensando ad una nuova applicazione rivolta alle piccole e medie imprese, che consenta loro di convertire le loro pagine Instagram in negozi di e-commerce.

Flare

È stato definito il 911 del futuro (911 è il numero di emergenza per molti paesi nordamericani e del Messico), Flare, infatti, sta costruendo un nuovo sistema di risposta alle emergenze. È stato lanciato in Kenya nel gennaio 2018. La piattaforma digitale riunisce il frammentato ecosistema di veicoli di emergenza del paese dell’Africa orientale e utilizza il tracciamento GPS e la navigazione su Google per instradare chi risponde alla chiamata degli utenti, naturalmente in base alla vicinanza e alla capacità di intervento di ciascuna scena d’emergenza.

Flare è già la più grande rete di questo tipo in Kenya, con oltre 400 ambulanze, e ha l’obiettivo di arrivare in tutti quei paesi che non hanno sistemi di emergenza analoghi. Ha all’attivo 350 casi in cui si è rivelato fondamentale il suo sistema di intervento con un tempo di risposta medio di circa 20 minuti. Il motto di Flare è, non a caso, “Better, faster emergency response” (Migliore, più veloce risposta all’emergenza). Nel frattempo, l’azienda che ha messo in piedi il sistema ha lanciato sul mercato Rescue, il suo prodotto assicurativo.

Farm to market alliance

Si tratta di un progetto senza scopo di lucro – con sede a Nairobi – nato dal Programma alimentare mondiale. Lo scopo, certamente assai ambizioso, è quello di rendere il settore agricolo dell’Africa, un potenziale granaio per il mondo, più sostenibile, dando potere agli agricoltori e costruendo mercati più forti. Un consorzio di otto organizzazioni orientate all’agricoltura, ha sviluppato Path, che intende accompagnare le comunità rurali nel passaggio da un’agricoltura a carattere familiare ad una di tipo commerciale.

La soluzione offre agli agricoltori quattro aree chiave di supporto: mercati, finanziamenti, tecnologie e input di qualità, e soluzioni di gestione e archiviazione.
C’è anche una applicazione, FtMA, disponibile in Tanzania, che funziona come una piattaforma per gli operatori di tale ecosistema e connette tra loro gli agricoltori. Finora, Path ha coinvolto oltre 150 mila contadini in Kenya, Rwanda, Tanzania e Zambia, e ha generato 17 milioni di dollari in acquisti di colture da parte di aziende.

Talamus health

Attivo in Ghana, Nigeria e Sudafrica, Talamus è una piattaforma sanitaria mobile che consente ai pazienti di effettuare consulenze mediche non solo di persona, ma anche in video, di ricevere promemoria degli appuntamenti, i risultati di laboratorio, ma anche le ricette dei farmaci. Inoltre, il sistema permette di archiviare le proprie cartelle cliniche e pagare la fattura delle visite mediche. Tutto dal telefono cellulare. L’obiettivo è migliorare l’assistenza sanitaria nei mercati emergenti e aiutare i pazienti a interagire e condividere le informazioni sulla propria salute con una cerchia di fornitori collegati. Anche Talamus ha inoltre in programma di proporre delle pratiche assicurative.

Yego innovision

Sulle strade del Rwanda (il quartier generale di quest’azienda è a Kigali) si muovono 20mila boda boda, moto taxi locali. Per fare un confronto, i taxi sono 600. Per mettere ordine nel caos ed evitare problemi legati ad autisti inesperti o a costi poco chiari è nata la società Yegomoto, autorizzata dal governo nel 2018. I boda boda sono muniti di tassametri per misurare il percorso e quindi il costo di ogni corsa. Finora sono 2.000 i contatori applicati. Inoltre, i clienti possono pagare anche attraverso il telefono o altri sistemi. Insomma, il servizio funziona un po’ come Uber, adattato alle condizioni locali.

La piattaforma è stata progettata per funzionare anche con una connessione Internet limitata o assente, e il sistema integrato IoT consente alle forze dell’ordine locali di monitorare i conducenti per l’assicurazione, la sicurezza delle corse, la licenza e la registrazione. Il governo può inoltre utilizzare i dati raccolti per alleviare la congestione del traffico.

Ovamba solution

Fondata nel 2013 da imprenditori statunitensi per consentire agli imprenditori africani l’accesso ai finanziamenti, Ovamba fornisce capitali a breve termine a piccole e medie imprese, tramite la tecnologia della telefonia mobile. Lo scopo, oltre a fare business, è sopperire al deficit creditizio del continente. Il sistema di algoritmi di Ovamba analizza in tempo reale vari tipi di dati – incluse informazioni culturali – per misurare il livello di rischio. Può garantire prestiti fino a 500mila dollari e gli sviluppatori dicono che i tassi di insolvenza sono stati finora inferiori al 6%. La piattaforma prevede anche un chatbot (un assistente virtuale) in lingue madri africane e funzionalità di sicurezza per il riconoscimento facciale e vocale.

Nella foto: autista di mototaxi Yegomoto in Rwanda