Insieme, verso l’Arena di Pace 2026 - Nigrizia
Alex Zanotelli Arena di Pace 2024 Armi e Disarmo Migrazioni Pace e Diritti
Davanti alla grave situazione mondiale, la speranza di cambiamento può nascere solo dal basso
Insieme, verso l’Arena di Pace 2026
22 Maggio 2024
Articolo di Alex Zanotelli
Tempo di lettura 5 minuti
Arena di Pace 2024 (Credit: Nigrizia/Roberto Valussi)

Vorrei prima di tutto ringraziare i missionari comboniani che hanno accettato di riprendere le Arene di Pace dei Beati costruttori di pace. Abbiamo avuto subito la benedizione del vescovo di Verona don Domenico Pompili e del sindaco di Verona Damiano Tommasi. È la prima volta che un’arena di pace ha come sponsor il vescovo e il sindaco di Verona.

Abbiamo insieme concordato che l’Arena di Pace non può essere un evento, ma un processo che si terrà ogni due anni. Lo scopo fondamentale è quello di fornire una larga convergenza fra le varie realtà associative e popolari per formare un grande movimento popolare capace di scuotere il nostro governo e anche quello della stessa UE.

Prigionieri di un sistema economico-finanziario-militarizzato

Sono un missionario comboniano partito per l’Africa per convertire, dopo 12 anni nell’inferno della baraccopoli di Korogocho (Nairobi) sono ritornato in Italia convertito dagli impoveriti di Korogocho. L’ultimo giorno i baraccati mi hanno imposto le mani invocando lo Spirito perché tornassi a “convertire la mia “tribù bianca”.

Infatti come possiamo parlare di pace se facciamo guerra ai poveri? Oggi viviamo dentro un sistema economico-finanziario che permette al 10% della popolazione mondiale di consumare il 90% dei beni. Gli scienziati ci dicono che se tutti mantenessimo il nostro attuale stile di vita, avremmo bisogno di due o tre pianeti Terra in più. Metà della popolazione mondiale deve accontentarsi dell’1% delle ricchezze, mentre 800 milioni di persone soffrono la fame. E oltre un miliardo vive in baraccopoli.

Armati fino ai denti

Papa Francesco nell’enciclica Evangelii Gaudium afferma: «Questa economia uccide». Ma questo sistema può reggersi solo perché i ricchi si armano fino ai denti. I dati del SIPRI (Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma) evidenziano che nel 2023 i ricchi del mondo hanno speso in armi 2.443 miliardi di dollari. Un paesino come l’Italia ha speso 32 miliardi di euro, con un aumento dell’86% nel quinquennio 2019-2023.

Armi che servono per difendere il nostro posto privilegiato in questo mondo e per ottenere quello che non abbiamo. Ne è un esempio la guerra nella Rd Congo di cui nessuno parla perché da lì provengono i minerali essenziali per l’highttech: il coltan per i telefonini (80%), il cobalto per le pile elettriche delle nuove automobili.

I nostri governi sono prigionieri dei fabbricanti di armi. L’italiana Leonardo (ex Finmeccanica) è al terzo posto mondiale in borsa e al sesto posto mondiale per esportazioni di armi che vendiamo ai tanti paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ora il governo Meloni vuole eliminare. E tutto questo non fa altro che produrre nuove guerre e conflitti.

Come parlare di pace in un mondo dove ci sono oltre 50 conflitti attivi?
Il percorso di riarmo in atto in Europa e in tutto il mondo potrebbe portarci nell’abisso di una terza guerra mondiale atomica e quindi all’“inverno nucleare”. Ecco perché papa Francesco nell’enciclica Fratelli Tutti afferma che oggi “non ci può più essere una guerra giusta”.

Per di più questo sistema economico-finanziario-militarizzato sta operando sull’eco-sistema che ci potrebbe portare al disastro ecologico e quindi all’“estate incandescente”. Papa Francesco ci ha regalato la Laudato si’ e la Laudate Deum per ammonirci della gravità del momento che viviamo.

Sulle migrazioni politiche criminali

Una dolorosa conseguenza di questo nostro sistema sono oggi i migranti, oltre 100 milioni secondo l’ONU. Gli impoveriti del mondo che bussano alla porta delle nazioni ricche. Ma gli USA e l’Australia li respingono.

L’Europa con le politiche razziste dell’esternalizzazione delle frontiere, cerca di tenerli più lontano possibile da noi, pagando miliardi ai governi dittatoriali del Nordafrica e alla Turchia, alla quale sono stati dati oltre nove miliardi di euro per trattenere in campi di concentramento almeno 4 milioni di afgani, iracheni, siriani che fuggono da guerre fatte dall’Occidente.

La conseguenza più amara di queste politiche criminali è che nel Mediterraneo sono oggi sepolti 100mila migranti! E questo per il suprematismo bianco che alberga nelle menti della tribù bianca e che sta diventando un trionfante fenomeno politico sia negli USA, sia in Europa.

Nel nostro paese questo è espresso dal governo Meloni che sta portando avanti una politica razzista contro i migranti, con una serie di decreti contro le navi salva-vite delle ong, con la creazione dei lager CPR, con le deportazioni dei migranti in Albania.

Artefici del cambiamento

Davanti a questa grave situazione mondiale che ci attanaglia, la speranza può nascere solo dal basso. Ognuno dovrà prendere coscienza della realtà, metterci insieme e creare lentamente forti movimenti popolari per scuotere i nostri governi, prigionieri di questo sistema.

Il lavoro fatto a Verona nei cinque tavoli fra centinaia di realtà di base e associative in preparazione ad Arena di Pace deve essere replicato attraverso tutto il paese per preparare il terreno per un grande movimento popolare.

Nel frattempo difendiamo con i denti la nostra Costituzione antifascista rifiutando l’autonomia differenziata e il premierato. Boicottiamo tutte le banche che pagano per le armi e per i fossili, in particolare le prime tre: Unicredit, Intesa San Paolo e Deutche Bank.

E solidarizziamo con tutti gli universitari che stanno occupando gli atenei in solidarietà con il popolo palestinese e con tutti i giovani impegnati in difesa dell’ambiente. E arrivederci fra due anni all’Arena di Pace 2026.

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