Ci sono espressioni verbali, spesso misteriose, che talvolta si colorano di risultati grotteschi. Una di queste è “Sistema Italia”. Ma che vorrà mai dire? La cronaca ci offre un caso scuola eloquente. Riguarda lo Zambia e il business di una nostra impresa armata nel paese dell’Africa australe.

In sintesi: c’è un’azienda tricolore che vende armi al paese africano; c’è una banca italiana che paga quella vendita sostituendosi al governo di Lusaka, con il quale stipula un contratto di credito. Ma lo Zambia è un paese a rischio. Anzi, finisce proprio in default. La banca in questione rischia di perdere l’investimento? Nemmeno per idea.

Prima di imbarcarsi nell’avventura, infatti, stipula un contratto assicurativo con Sace, l’agenzia di credito all’esportazione italiana, che copre quasi tutto il contratto sottoscritto con Lusaka. E vabbè, allora è Sace a restare con il cerino acceso in mano?

Non è detto. Perché è vero che l’agenzia assicurativa risulta una società di diritto privato e che potrebbe, quindi, rispondere con il suo fondo di garanzia. Ma, di fatto, è una controllata dallo stato, proprio perché rappresenta uno strumento rilevante di politica economica. E che accade, quindi?

Che i cosiddetti investimenti a “rischio politico” sono coperti dal ministero del tesoro. Morale: se le cose vanno male, Sace indennizza imprese e banche, ma è poi il governo, quindi noi cittadini, a pagarne il conto. Il giro dell’oca è finito e illumina come il “Sistema Italia” sia solo un modo elegante per legittimare i benefici per pochi a spese dei tanti.

Due aerei, 97 milioni di euro

Ma cosa è accaduto concretamente in Zambia? Nel 2015, Alenia Aeronautica – uno dei satelliti dell’allora Finmeccanica, oggi Leonardo –, stipula un contratto con Lusaka: le vende due aerei da trasporto militare bimotore C-27J. Costo: 97milioni di euro. Consegna prevista, 2018. Alla fine, tuttavia, i due aerei atterreranno nel paese africano solo nell’agosto del 2019.

Nel 2015 lo Zambia non naviga in cattive acque. Ma già due anni dopo il Fondo monetario internazionale mette in discussione la capacità di Lusaka di ripagare i propri debiti. L’Fmi parla di «paese ad alto rischio di sofferenza del debito». E nel giugno del 2018 la ministra delle finanze zambiana Margaret Mwanakatwe annuncia misure di austerità, con lo scopo di fermare tutti gli ulteriori prestiti, tranne quelli essenziali.

E, ovviamente, le armi non rientrano tra i beni essenziali. Anzi. Gli analisti indicano le attrezzature militari come un perfetto esempio di beni costosi che non possono generare alcun ritorno economico. Evidentemente l’acquisto dei C-27J – assieme ad altri 5 aerei militari russi, commessa poi stoppata – poteva generare altri tipi di vantaggi per la classe dirigente zambiana.

La filiale di Dubai di Intesa

A metà del 2018, come rivela Africa Confidential, entra in campo la filiale di Dubai di Intesa Sanpaolo. Rassicura Alenia/Leonardo, pagandole la commessa e stipula il contratto di cessione del credito con il governo zambiano. Primo rimborso previsto: 6 milioni di euro il 30 aprile 2019. Rata che non viene onorata subito. Mentre le rate del 30 ottobre sono proprio saltate.

La situazione economica del paese, infatti, è precipitata. Lusaka è il secondo produttore al mondo di rame e ha sofferto terribilmente del crollo dei prezzi delle materie prime. Il debito del paese è raddoppiato negli ultimi 5 anni, passando dai 4,8 miliardi di dollari del 2014, agli 11,2 del 2019, superando la soglia dei 12 nel 2020. La moneta locale, il kwacha, è svalutata e in caduta rispetto al dollaro, a causa della diminuzione della fornitura della valuta estera.

La crisi, così, divora la quotidianità mettendo a repentaglio la vita economica e sociale dei cittadini. A tutto ciò si aggiunge l’emergenza sanitaria con la pandemia del Covid-19, anche se per le opposizioni è l’uso improprio dei fondi statali da parte del governo del presidente Edgar Lungu la ragione dell’implosione del debito, non certamente la crisi sanitaria.

Paese in default

L’accumulo di arretrati porta il paese in default il 13 novembre del 2020, quando il governo non riesce a pagare una cedola di 42,5 milioni sui 3 miliardi di dollari di eurobond presi in prestito. Default significa, concretamente, impossibilità di contrarre altri prestiti e mancato accesso alle valute estere. E questo rende più costoso per lo Zambia importare merci

È il primo paese africano che finisce in bancarotta. Anche se, per diversi osservatori, la sua è probabilmente la prima a cadere di una serie di tessere del domino del debito africano. E la situazione a Lusaka non è destinata a migliorare prima di agosto, quando il paese andrà alle urne. Lungu, infatti, non ha alcuna intenzione di impostare proprio ora politiche rigoriste che porterebbero a una carestia di voti alle elezioni.

Da Intesa Sanpaolo e Sace, contattate da Nigrizia, arriva un “no comment” ufficiale sulla vicenda. Off the record alcune fonti interne raccontano di trattative in corso con Lusaka per ristrutturare il debito, per un nuovo piano di ammortamento. Magari allungando le scadenze delle rate.

Ipotesi. Ma la preoccupazione non è apparsa lacerante. Perché sappiamo, poi, come si potrebbe concludere il gioco dell’oca.

(L’articolo è uscito su Nigrizia di maggio 2021)

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