Arrestato il basista del gruppo
Un numero sempre maggiore di occidentali viene sequestrato nella vastissima regione desertica che va dalla Mauritania, attraverso il Mali e l’Algeria, fino al Niger. I rapimenti servirebbero per finanziare i banditi e i gruppi terroristici attivi nell’area. Un “lavoro” che spesso viene “appaltato” a criminali locali.

Gli stranieri, e gli occidentali in particolare, in Mauritania sono diventati negli ultimi mesi il bersaglio preferito di gruppi armati che fanno capo ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico, moderna evoluzione del gruppo terrorista algerino dei Salafiti per la predicazione e il combattimento. Tanto da spingere, solo pochi giorni fa il governo, a tranquillizzare gli stranieri annunciando d’aver messo in campo tutte le forze per proteggerli. L’Algeria invia intanto 3000 soldati per prevenire eventuali infiltrazioni sul proprio territorio.

L’escalation recente si può far partire dalla rivendicazione dell’attentato kamikaze compiuto l’8 agosto scorso contro l’ambasciata di Francia nella capitale. Poi sono iniziati i sequestri: il 29 novembre lo stesso gruppo terrorista rivendica il rapimento di tre cooperanti spagnoli; il 18 dicembre è la volta di due italiani, Sergio Cicala, sua moglie, Filomen Kabouree, e del loro autista ivoriano, prelevati dal minibus su cui viaggiavano nel sud-est del paese, vicino al confine con il Mali. In questo ultimo caso non è arrivata ancora nessuna rivendicazione, ma le autorità mauritane lasciano capire che il sequestro possa essere opera dello stesso gruppo.

Ma queste sono solo le ultime di una serie di azioni iniziate già qualche anno fa. Azioni dirette, fino ad oggi, soprattutto contro gli interessi del governo. Tanto che, quando il 6 agosto 2008 l’ex capo della guardia presidenziale Mohamed Ould Abdel Aziz prese il potere, destituendo il presidente eletto Cheik Abdallahi, lo fece attribuendogli, tra l’altro, l’incapacità di debellare lo sviluppo di questi gruppi armati radicali nel paese. La situazione, 17 mesi dopo, non sembra migliorata e questo nonostante le due iniziative di cooperazione militare adottate dagli Stati Uniti con i governi locali dopo l’11 settembre 2001: la Pan-Sahel Initiative, lanciata subito dopo l’11 settembre 2001 con i governi di Mali, Mauritania, Niger e Ciad, e la successiva Trans-Sahara Counter-Terrorism Initiative, con un budget più ampio e con la partecipazione di ben 10 stati dell’area.

Ma appare difficile controllare un territorio che, per la sola Mauritania, è grande quanto Francia e Germania messe insieme e in gran parte disabitato. La vastità della regione sembra, tuttavia, essere il principale motivo dell’insicurezza: «Abbiamo di fronte sicuramente un’organizzazione ostile verso l’occidente, ma che non sembra essere diffusa nel territorio o avere seguito popolare» spiega da Nouakchott, Gian Andrea Rolla, delegato dell’organizzazione Terre des Hommes. A dimostrazione delle scarse capacità della rete di Osama Bin Laden nel Sahel, sembrerebbe essere lo stesso arresto di un bandito, Abderrahmane Ben Meddou, originario di una tribù del nord del Mali. L’uomo avrebbe svolto il ruolo di basista, riferendo i movimenti dei due italiani e dei tre cittadini spagnoli sequestrati nel deserto. In sostanza, non si tratterebbe di un appartenente dell’organizzazione terroristica ma di un capo bandito, secondo Rolla, che sottolinea come l’attività si di fatto “appaltata” a bande criminali locali.

(L’intervista a Gian Andrea Rolla, delegato dell’organizzazione Terre des Hommes nel paese, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)