84 attacchi nel 2015
Gli attentati suicidi, spesso con l’impiego di giovani donne, sono l’arma principale del gruppo jihadista nigeriano. Oltre 3mila persone uccise lo scorso anno, quasi tutti civili. Lo denuncia un rapporto dell’ong britannica Action on Armed Violence.

Gli attentati suicidi di Boko Haram lo scorso anno hanno causato un forte aumento del numero di morti civili e feriti in Nigeria, diventata dietro Siria, Yemen e Iraq, la quarta nazione del mondo ad aver subito più perdite umane a causa di un conflitto. Questo quanto riportato da un nuovo rapporto di Action on Armed Violence (AoAV) pubblicato la scorsa settimana.

Lo studio realizzato dall’organizzazione non governativa londinese rileva che nel 2015 i militanti del gruppo jihadista affiliato allo Stato islamico hanno portato a termine 84 attacchi, nei quali hanno perso la vita 3.084 persone, la quasi totalità delle quali (2.920) erano civili. Un bagno di sangue che comporta un aumento del 190% del numero di attentati rispetto all’anno precedente e significa l’uccisione di trentacinque persone in media per ogni aggressione.

Boko Haram rivendica raramente gli attentati, ma in tutta la Nigeria nessun altro gruppo è conosciuto per l’impiego di kamikaze durante gli assalti che spesso vengono inflitti utilizzando giovani donne e ragazze. L’impiego di giovani donne è diventato il modus operandi preferito per colpire i civili nel nord-est della Nigeria e nei paesi limitrofi, come Camerun e Ciad, dove nel 2015 sono state registrate 18 azioni terroristiche.

L’utilizzo di kamikaze ha caratterizzato l’operatività del gruppo fin dall’inizio della rivolta contro il governo federale. Le tattiche di guerriglia adottate nel tempo da Boko Haram hanno reso difficile il contrasto del movimento salafita e l’ultimo allarme lanciato dai militari nigeriani, secondo cui i terroristi in fuga avrebbero minato ampi tratti di terreno agricolo nel nord-est del paese, sembra smentire il presidente Muhammadu Buhari che da alcuni mesi sostiene che il gruppo sia «tecnicamente» sconfitto.

Il rischio di saltare sulle mine complica ulteriormente il ritorno di molti degli oltre 2,6 milioni di sfollati a causa della violenza, già provati dalla carenza di cibo e dalle difficoltà legate alla ricostruzione post-conflitto.

Negli ultimi giorni, il presidente della Nigeria si trova anche ad affrontare un’altra emergenza per la sicurezza pubblica: i pastori semi-nomadi fulani sono accusati di aver ucciso centinaia di persone nel corso del loro spostamento verso sud, provocato dall’avanzamento della desertificazione nel nord della Nigeria.

Come spiegato da padre Patrick Tor Alumuku, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, «quest’anno è stato particolarmente duro per i fulani che stanno scendendo con decine di migliaia di bovini verso sud alla ricerca di acqua e pascoli». Secondo il sacerdote, l’esodo starebbe alimentando forti tensioni con i contadini nel centro e nel sud del paese. Tuttavia sempre più nigeriani ritengono che i massacri attribuiti negli ultimi tempi ai fulani siano opera di affiliati a Boko Haram, in fuga dalle stesse aree per sfuggire alle operazioni dell’esercito.

Sopra poliziotti subito dopo uno degli attentati kamikaze ad opera di Boko Haram che hanno colpito la Nigeria.