CORROMPIAMOLI A CASA LORO – DOSSIER NOVEMBRE 2019

Lo scorso luglio arrestato il ministro delle finanze kenyano e tra gli inquisiti il nuovo amministratore delegato di Cmc Paolo Porcelli.
L’appalto doveva essere assegnato a tutti i costi all’azienda italiana, pur in presenza di violazioni procedurali e di condizioni finanziarie. Renzi, lo sponsor.

Il 14 luglio del 2015, l’allora presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, atterrò a Nairobi. Era fedelmente accompagnato da una delegazione industriale di “peso”, composta dagli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, di Enel GreenPower, Francesco Venturini, e dall’allora ad della Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna (Cmc), Francesco Macri.

Renzi era atteso per siglare una importante commessa di circa 300 milioni di euro proprio tra la Cmc e il governo del Kenya. Il progetto consisteva nella costruzione di tre dighe nella regione di Nakuru, a Itare, e 2 nella vicina contea di Elgeyo Marakwet, a Kimwarer e Arror.

Che si preannunciasse un affare appetitoso per molti era chiaro già da allora, visto che creò imbarazzo il giubbotto antiproiettile indossato da Renzi in visita ufficiale alla State House, mentre stringeva la mano al presidente Uhuru Kenyatta.

Non c’è offesa che non si possa digerire con la giusta ricompensa, deve aver pensato l’allora ministro delle finanze kenyano, Henry Rotich, arrestato esattamente 4 anni dopo insieme al suo braccio destro Kamau Thugge e a parecchi altri politici di rilievo, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione. L’indagine si concentra proprio sulla costruzione delle 3 dighe nella zona occidentale del paese.

I 28 destinatari degli ordini di arresto dovranno rispondere di tentata frode, abuso di ufficio e comportamenti finanziari scorretti. Tra gli inquisiti, ancora a piede libero, anche il nuovo amministratore delegato di Cmc Paolo Porcelli, nei confronti del quale la Procura di Nairobi ha emesso un mandato di cattura internazionale e intenderebbe…

Nella foto la sede della CMC a Ravenna