Bambini Soldato
I minorenni arruolati forzatamente dall’esercito governativo sudsudanese a Wau Shilluk sarebbero centinaia e non 89 come si pensava. Situazione imbarazzante per il presidente Kiir. Testimoni parlano di migliaia di bambini soldato anche fra le truppe di Machar. Generazioni intere destinate alla morte come il futuro del paese.

Numerose altre informazioni sull’arruolamento forzato dei bambini in Sud Sudan sono trapelate negli ultimi giorni. L’Unicef, dopo avere finalmente confermato che nella zona di Wau Shilluk il crimine è stato compiuto dalle truppe di Johnson Olony, inquadrate nell’esercito governativo, ha dichiarato che i ragazzi arruolati potrebbero essere centinaia, e non solo 89 come detto inizialmente. Il vice di Olony, Brigadiere James Bugo, l’unico ad aver finora rilasciato una dichiarazione pubblica, ha negato l’operazione, che è però ormai precisamente documentata. Risulterebbe evidente, inoltre, che molti ragazzi sono stati avviati a Melut, da cui potrebbero essere inviati al fronte nella zona di Kaka, dove nelle ultime settimane ci sono stati continui pesanti combattimenti. Bambini non più grandi di 12 anni sono stati visti infatti nella zona, in abiti civili ma dotati di armi.

Non sono mancate le reazioni delle autorità competenti. Il portavoce dell’esercito governativo, il Brigadiere Generale Philip Aguer, ha dichiarato in un’intervista, rilasciata molti giorni dopo la denuncia dell’episodio, che Johnson Olony è stato convocato a Juba per spiegazioni. Non risulta, però, che, fino ad ora, si sia presentato. Circostanza che potrebbe far pensare che l’Spla-Juba non abbia il pieno controllo di parti dell’esercito. Che la situazione sia imbarazzante e critica è testimoniato anche dal fatto che il presidente Kiir non si è ancora espresso pubblicamente sul reclutamento forzato di minori e su come intenda affrontare la situazione. Intanto il governatore dell’Upper Nile, con un’alzata di scudi non nuova in simili situazioni nel paese, ha limitato la libertà di azione delle Ong nello stato, emettendo il decreto il primo giorno lavorativo utile dopo la denuncia dell’arruolamento di massa dei minori. Non si può non pensare che si tratti di un tentativo di ritorsione, oltre che di un modo per impedire nuove imbarazzanti testimonianze.

Non sono mancate, negli ultimi giorni, anche denunce di arruolamento di minori da parte delle truppe di Machar, nello stato di Unity e a Old Fangak. Nella zona di Leer sarebbero stati visti camion stipati di ragazzi che imbracciavano armi. Un testimone afferma che sarebbero stati arruolati almeno 2500 minori nella contea di Panyijar e altri 1500 a Leer, che è la zona d’origine di Machar stesso. Ad Old Fangak sarebbero almeno un migliaio i giovani e i ragazzi costretti ad arruolarsi.

Insomma la situazione sarebbe ben peggiore di quella, già gravissima, resa evidente con la prima denuncia dell’arruolamento forzato di 89 ragazzi e testimonierebbe l’assoluta noncuranza dei due contendenti, non solo del futuro individuale dei bambini, ma anche di quello del paese. «Sono destinati alla morte» ha commentato un testimone dell’ammassamento dei ragazzi sui camion diretti a nord, al fronte di Bentiu, che ha anche osservato che con loro muore l’intero paese, le sue speranze e il suo futuro.

Nei giorni scorsi Ocha, l’agenzia dell’Onu per il coordinamento delle operazioni umanitarie, ha diffuso informazioni allarmanti sull’iscrizione alla scuola in Sud Sudan nel 2014. Gli stati in guerra (Unity, Upper Nile e Jongei) avrebbero avuto un’iscrizione del 3 – 4 % degli aventi diritto. Negli stati più tranquilli, si sarebbero iscritti il 25% massimo dei ragazzi in età scolare. I dati si commentano da sé, soprattutto se uniti a quelli sui bambini soldato. Dicono chiaramente di una generazione analfabeta e traumatizzata che ben difficilmente potrà sostenere in modo positivo lo sviluppo sociale, economico e politico del paese. D’altra parte la mancanza di rispetto per l’educazione e per i bambini è ben testimoniato dalla razzia dei magazzini dell’Unicef, avvenuto nelle prime settimane del conflitto. Foto (come quella in alto) di militari che portano sulle spalle, insieme ai fucili, lo zainetto azzurro destinato agli scolari dei campi profughi, hanno già allora scandalizzato il mondo.

La foto in alto è stata scattata dal fotografo della Afp, Carl de Souza, e ritrae un gruppo di soldati sud sudanesi in marcia con sgargianti zaini blu dell’Unicef. Sulle borse è chiaramente visibile il logo di agenzia delle Nazioni Unite. Quei zaini erano destinati ai bambini colpiti dalla crisi in corso in Sud Sudan.