Sudan, atrocità di Khartoum
Molto difficile, se non impossibile, per gli organismi umanitari presenti in Sudan far giungere gli aiuti alla popolazione del Kordofan Meridionale, impediti dalla massiccia presenza di truppe dell’esercito regolare di Khartoum, impegnate in una ricerca casa per casa di persone sospettate di simpatizzare con l’opposizione. Testimoni oculari hanno parlato di esecuzioni sommarie da parte dei soldati nordisti.

Per descrivere l’escalation delle violenze perpetrate contro la popolazione civile del Kordofan Meridionale gli osservatori già parlano di “catastrofe umanitaria in fieri”. E non senza ragione: le persone “assediate”, fatte bersaglio di bombe lanciate da elicotteri, prive di aiuti umanitari e impossibilitate a fuggire sono circa 300mila. Secondo le Nazioni Unite, altre 40mila hanno dovuto abbandonare Kadugli, la capitale della regione petrolifera di confine tra nord e sud, per sfuggire ai combattimenti scoppiati tra le truppe del governo di Khartoum e i soldati dell’Esercito popolare di liberazione del Sudan (Spla).

 

Aerei da guerra Antonov, inviati da Khartoum, hanno sganciato bombe sulla città di Kauda e sui villaggi circostanti, tra cui Heiban e Um Dorain, mentre aerei caccia Mig hanno volavano a bassa quota e seminavano il panico tra la popolazione che cercava rifugio presso il campo della Missione Onu in Sudan (Unmis) di Kadugli.

 

Da 7 giorni, ormai, la gente se ne sta chiusa in casa. Ed è senza cibo e acqua. «Molti hanno cercato scampo sui Monti Nuba, ma sono stati subito raggiungi da elicotteri di guerra e braccati come animali», hanno detto i responsabili del Consiglio sudanese delle chiese.
Molto difficile, se non impossibile, per gli organismi umanitari presenti in Sudan far giungere gli aiuti alla popolazione, impediti dalla massiccia presenza di truppe dell’esercito regolare di Khartoum, impegnate in una ricerca casa per casa di persone sospettate di simpatizzare con l’opposizione. Testimoni oculari hanno parlato di esecuzioni sommarie da parte dei soldati nordisti, ma hanno anche accusato i militari dell’Spla di aver commesso atrocità e di non essere intervenuti in difesa dei civili.

 

Il Forum ecumenico del Sudan (Fes), un rete che unisce tutte le chiese cristiane del paese, ha lanciato appelli alla comunità internazionale perché intervenga presso i governi di Khartoum e di Juba perché cessino i combattimenti. Ha detto Eberahrd Hitzelr, co-presidente del Fes: «Se non viene dichiarata immediatamente una no fly zone su tutto lo stato del Kordofan Meridionale per consentire agli agenzie umanitarie di intervenire, e se l’Unmis non si decide a intervenire per proteggere i civili, i massacri continueranno e potrebbero raggiungere un’intensità mai conosciuta prima». Ha poi aggiunto: «Chiediamo alle forze di Khartoum e dell’Spla di non dimenticare l’obbligo che hanno di proteggere i civili. Nello stesso, non possiamo non avvertire il mondo intero che qui si sta consumando una tragedia umanitaria di enormi dimensioni e che deve intervenire immediatamente».

 

Intanto, continuano ad arrivare testimonianze di gruppi di civili stanati dalle loro case in Kadugli e passati subito alle armi. Un gruppo di militari, ritenuti simpatizzanti dell’Spla, si è spinto al punto di entrare nel campo Unimis, rastrellare persone, trascinarle fuori del campo e freddarle sotto gli occhi delle truppe di pace, senza che queste intervenissero.

 

In varie parti dello stato, molte proprietà sono state date alle fiamme. La popolazione è disperata. Molti si sono diretti a nord, nel tentativo di raggiungere El Obeid con camion. Ad El Saleheen, la stazione degli autobus alle porte della città, l’11 giugno c’erano già 15.000 sfollati dal Kordofan Meridionale, per lo più donne e bambini. Altri hanno trovato un momentaneo rifugio presso tre scuole della città di Erahad, pochi chilometri dal confine, ma dovranno sloggiare perché si è alla vigilia della ripresa delle lezioni. Un missionario comboniano di El Elobeid, raggiunto per telefono, ha detto a Nigrizia: «Le istituzioni civili e religiose, con alcuni abitanti del posto, stanno facendo ciò che possono per assistere questi disperati. Il governo, invece, non interviene. L’impressione è che Khartoum non intenda creare anche in questo stato campi di sfollati come quelli esistenti in Darfur. Le autorità stanno forzando gli arrivati dal Kordofan a raggiungere Khartoum, dove potrebbero trovare aiuto da parenti o amici».

 

Da Kadugli, Abdel-Aziz al-Hilu, importante esponente dell’Spla/m ed ex vicegovernatore del Kordofan Meridionale, parlando per telefono con la redazione di Al-Awsat, giornale pubblicato a Londra, ha fatto appello a tutto il popolo sudanese perché si unisca e si liberi del governo centrale di Khartou, guidato da Omar El-Bashir. «La crisi non è confinata al solo Kordofan Meridionale. E non potrà mai essere risolta concedendo a questo o quello stato un posto nel governo. È la politica guerrafondaia e razzista del regime che va tolta di mezzo una volta per sempre. Una nuova futura costituzione dovrà riconoscere le diversità presenti in Sudan». Riferendosi a El-Bashir, al-Hilu ha detto: «Il presidente intendo portare la guerra nel nostro stato per evitare la pianificata consultazione popolare prevista dall’Agp del 2005. Il 1° giugno, pertanto, ha dato ordine ai tuoi carri armati di entrare in Kadugli. Ma non riuscirà nel suo intento. Noi abbiamo combattuto per 20 anni al fianco dei nostri fratelli del Sud Sudan e intendiamo far parte del nuovo Sud Sudan che nascerà il 9 luglio. Non vogliamo rimanere sotto il regime di Khartoum, che altro non è che tiranni e arroganza».