DISOBBEDIENTI – DOSSIER FEBBRAIO 2019

Vediamo chi sono alcuni dei soggetti che lavorano nell’accoglienza con lo scopo di creare integrazione, come sono ostacolati dalla legge Salvini e quali strategie di resistenza stanno mettendo in atto.

La cooperativa Ciac di Parma ha mosso i suoi primi passi negli anni Novanta durante il conflitto nei Balcani, «sottraendo “materia prima” umana alla guerra, cioè aiutando i disertori a fuggire». Nel 2015, per incentivare una integrazione sfavorita dalla crisi e per rispondere al nascente razzismo, Ciac rimette al centro la relazione tra persone e avvia il progetto Rifugiati in famiglia.

La cooperativa Cidas di Ferrara ha un’esperienza ventennale nell’accoglienza. Nel 2016 ha aperto a Bologna il progetto Vesta, che coinvolge un centinaio di famiglie nell’ospitalità e integrazione di giovani stranieri. Da esperienze come queste è sorto lo Sprar (Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), attualmente il miglior sistema di accoglienza.

Il Trullo sociale di San Michele Salentino, la Fattoria di Alice di Viterbo e la Fattoria delle ragazze e dei ragazzi di Montepacini (Marche) sono aziende agricole del Forum italiano di agricoltura sociale. Oltre all’inserimento lavorativo nel settore agricolo di migranti e persone con disabilità, si occupano di progetti di integrazione in cui i beneficiari si scoprono non più oggetti ma soggetti di cura.

La falegnameria sociale K_alma di Roma è un progetto di volontariato che unisce migranti, richiedenti asilo e inoccupati italiani nella formazione al lavoro artigianale. Il progetto è volto a dare un’occasione di autonomia e di riscatto sociale anche ai migranti fuori dal circuito dell’accoglienza e privi di documenti.

Il sistema Sprar, l’agricoltura sociale e il volontariato che sostiene forme di “accoglienza informale” sono alcune delle forme di buona accoglienza attive da anni e che maggiormente verranno colpite dagli effetti della nuova legge sull’immigrazione.

Regalo alle mafie

«Tutto questo viene smantellato dalla legge sicurezza», afferma Chiara Marchetti, referente del progetto Rifugiati in famiglia della cooperativa Ciac. C’è da sottolineare che le difficoltà che cooperative e associazioni affronteranno sono solo una parte del problema. I progetti Sprar avranno comunque dei…

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Parrocchia di Vicofaro
La disobbedienza civile di don Massimo

L’accoglienza di don Massimo Biancalani a Pistoia può essere paragonata a quella di Mimmo Lucano a Riace per le opposte reazioni che ha provocato: controlli istituzionali serratissimi e parole di incoraggiamento, giunte direttamente dal Vaticano. Una vicenda di disobbedienza civile che don Massimo racconta così.

«Oltre a un piccolo Cas, ospitiamo chi viene estromesso dall’accoglienza ufficiale: tra casa, canonica e chiesa contiamo 150 persone. Nel futuro, il problema saranno le persone in strada. Dal 2014 sono giunti in Italia 400mila giovani migranti, molti dei quali rimarranno qui, senza mezzi di sussistenza. Per non lasciarli in balìa della criminalità sono necessarie strutture alternative. Noi riusciamo a dare una risposta positiva con i pochi mezzi che abbiamo, ma nel lungo periodo sarà difficile.

Purtroppo siamo una realtà abbastanza rara: pensavo avrebbero risposto più parrocchie all’appello del papa del 2015. Servirebbe un nuovo appello. La politica di oggi non accetta che ci siano esperienze di buona accoglienza. Vogliono perpetuare la solita narrazione: dove ci sono migranti ci sono problemi e tutti quelli che lavorano su criteri positivi sono avversari. Stanno usando la legge come strumento di repressione per cui, per accogliere con umanità e giustizia, è necessario disobbedire.

Per chi accoglie persone fuori dal sistema, è il momento di assumersi delle grosse responsabilità: con padre Alex Zanotelli e Mimmo Lucano stiamo pensando a creare una rete di quelle realtà che già lo fanno».