Conflitti
Nel nord del Mali la situazione è sempre più delicata. Lunedì tre persone sono morte a Gao nelle proteste contro la Minusma e ieri notte altri 13 in una violazione del cessate-il-fuoco fra le parti. Le forze Onu non sembrano in grado di gestire la sicurezza. Nessuno crede più alla firma della pace prevista per febbraio ad Algeri.

In una mano stringevano pietre, nell’altra il malcontento e la frustrazione di oltre tre anni di crisi senza speranza. Lunedì mattina i giovani di Gao, principale centro urbano del nord Mali, sono scesi nelle strade urlando slogan contro la Minusma, la missione dell’Onu di stabilizzazione del Paese. Verso le 10 di lunedì mattina la manifestazione, inizialmente pacifica, degenera in un fitto lancio di pietre contro il quartier generale del dispositivo Onu a Gao, nel quartiere Boulgoundje. «Oltre alle pietre ci lanciavano bombe molotov a cui abbiamo risposto con lacrimogeni, spari in aria d’avvertimento e pallini di gomma» sostiene da Bamako Olivier Salgado, responsabile della comunicazione della Minusma.

Secondo diversi testimoni oculari, invece, i caschi blu dispiegati a difesa dello stabile avrebbero usato le maniere forti per disperdere la folla facendo fuoco con proiettili veri. Nell’incongruenza delle due versioni per terra restano i corpi senza vita di tre persone, uno studente di 22 anni e due autisti (uno dei quali lavorava per l’ong Oxfam). Le foto mostrano colpi di arma da fuoco al volto e alla testa. I feriti ammassati all’ospedale a fine giornata saranno 17, di cui tre bambini di 7, 9 e 10 anni e tre donne. «Un’inchiesta indipendente chiarirà tutto» taglia corto la Minusma. 

La reazioni agli incidenti di Gao si fanno sentire, soprattutto sui social network. Su Facebook ad esempio i gruppi in solidarietà ai “patrioti di Gao” nascono come funghi e postano foto della marcia e dei cadaveri con gli hashtag #JeSuisGao e #TouchePasAMonGao supportati da commenti al vetriolo contro la Minusma, i gruppi armati del nord che siedono al tavolo dei negoziati senza volere la pace, il governo centrale incapace di gestire la situazione e le “truppe d’occupazione” francese.

Manifestazioni di protesta per i fatti di Gao vengono organizzate in tutto il Paese. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della rabbia, portando diverse migliaia di persone in strada a Gao lunedì, è stata la divulgazione da parte di alcuni media locali di un accordo fra la Minusma e l’Mnla (il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, sigla dell’irredentismo tuareg) per la creazione di una «zona di sicurezza temporanea» a Tabankort, fra Gao e Kidal. Questa zona cuscinetto sarebbe una concessione all’Mnla, che così riacquisterebbe il controllo di un centro strategicamente importante a scapito di alcune milizie di autodifesa leali al governo di Bamako. Il patto, che negli intenti delle due parti sarebbe dovuto restare segreto, è la diretta conseguenza di un altro fatto di sangue, il primo che ha visto coinvolta attivamente la Minusma. Il 20 gennaio, durante la cosiddetta “battaglia di Tabankort” che da oltre due settimane vede confrontarsi tutti i gruppi armati e le milizie di autodifesa del nord del Paese, un elicottero dell’Onu avrebbe bombardato un veicolo dell’Mnla uccidendo 5 suoi militanti tuareg. Questa circostanza, ancora né smentita né confermata ufficialmente, sarebbe il primo incidente che metterebbe in discussione l’imparzialità della missione Onu in Mali.

I circa 10mila caschi blu stanziati nel Paese da luglio 2013 non sono ancora in grado di gestire la sicurezza delle regioni settentrionali e, dalla riorganizzazione e regionalizzazione del dispositivo militare francese (dall’estate scorsa passato dalla missione Serval a Barkhane), sono diventati i bersagli prediletti dei continui attacchi terroristici di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e soci. Negli ultimi mesi un’escalation di violenza ha investito le regioni di Timbuctu, Gao e Kidal rendendo ancora più difficili i negoziati fra governo e gruppi armati. A febbraio gli attori coinvolti nel conflitto maliano, fatta eccezione per i gruppi dichiaratamente jihadisti, si sarebbero dovuti rincontrare ad Algeri per la firma di una pace a cui più nessuno, in Mali, crede. Come denunciato dall’Unione Africana e dall’intera comunità internazionale proprio nei giorni precedenti ai fatti di Gao, la situazione del Paese diventa di giorno in giorno più preoccupante.

A seguito delle manifestazioni di protesta scoppiate in tutto il Mali dopo i fatti di Gao, la Minusma ha dichiarato martedì di rinunciare alla creazione della zona cuscinetto a Tabankort. Nella stessa notte un commando composto da una decina di miliziani filogovernativi, fra cui due kamikaze, hanno attaccato l’Mnla causando almeno 13 morti. Ennesima flagrante violazione del cessate-il-fuoco deciso ad Algeri mesi fa, ennesimo sintomo di un conflitto senza fine.

Situazione delicata a tal punto da spingere il presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, ad annullare la sua partecipazione al vertice dell’Unione Africana in corso ad Addis Abeba, per potersi recare proprio a Gao. Come riportato dal settimanale francese Jeune Afrique stamane. È la prima volta dall’inizio del suo mandato (iniziato nel settembre 2013) che si reca nella regione.

Nella foto in alto alcuni caschi blu della missione Onu Minusma nella località di Tabankort. (Fonte: Afp Photo / Kenzo Tribouillard). Sopra una cartina del Mali con in evidenza la città di Gao.