Premio Nobel ad Abiy Ahmed
La preziosa onorificenza assegnata al premier etiopico per il suo impegno a risolvere il conflitto con l’Eritrea. Nonostante i risultati, oggi, balbettino. Ma è un premio che va a sostenere una figura che tenta di stabilizzare non solo un paese, l’Etiopia, ma anche un’area in fermento dell’Africa orientale.

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al primo ministro etiopico Abiy Ahmed «per i suoi sforzi volti a raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto con la vicina Eritrea». È con questa dichiarazione che il Comitato norvegese per il Nobel ha motivato la sua decisione. «Una premessa importante per la svolta è stata la volontà incondizionata di Abiy Ahmed di accettare la sentenza arbitrale della Commissione internazionale per i confini nel 2002 (istituita nell’ambito del Trattato di pace ad Algeri nel dicembre del 2000)», si legge nella dichiarazione, che poi elogia anche la controparte eritrea per la firma dell’accordo di pace siglato nel luglio 2018.

C’è, tuttavia, ancora del lavoro da fare, con molte sfide che rimangono irrisolte. «Il conflitto etnico (in Etiopia) continua a intensificarsi e nelle ultime settimane e mesi abbiamo visto episodi preoccupanti. Non c’è dubbio che alcune persone penseranno che il premio di quest’anno sia stato assegnato troppo presto. Il Comitato norvegese per il Nobel ritiene che ora gli sforzi di Abiy Ahmed meritino il giusto riconoscimento e abbiano bisogno di incoraggiamento», conclude la nota.

In effetti dopo un anno dall’accordo sembra che la storia abbia fatto passi da gambero. Il regime eritreo, dopo pochi mesi, ha richiuso le frontiere e la situazione della popolazione è tornata difficile (se mai fosse cambiata) come prima dell’accordo. Inutili anche i tentativi della Chiesa cattolica di stimolare un cambiamento nel paese. Anzi, è stata vittima di vendette da parte di Isaias Afwerki e del suo clan che hanno deciso il sequestro di centri sanitari e scuole cattolici.

Il premier etiopico Abiy Ahmed si è detto “onorato” del premio, perché «è un premio assegnato all’Africa, all’Etiopia, e posso immaginare come il resto dei leader africani lo recepiranno positivamente, per lavorare sul processo di costruzione della pace nel nostro continente», ha detto Ahmed in una dichiarazione telefonica diffusa dal Comitato norvegese per il Nobel su YouTube.

Ahmed è il tredicesimo africano a vincere il Nobel per la pace dopo Albert John Lutuli, politico e attivista sudafricano fautore della non-violenzanel 1960; Anwar al-Sadat, (presidente dell’Egitto dal 1970 al 1981) nel 1978; Desmond Tutu, arcivescovo anglicano e attivista sudafricano contro l’apartheid nel 1984; Frederik de Klerk, (presidente del Sudafrica dal 1989 al 1994) e Nelson Mandela (presidente del Sudafrica dal 1994 al 1999) nel 1993; Kofi Annan (segretario generale delle Nazioni Unite dal 1997 al 2006) nel 2001; l’attivista kenyana per l’ambiente Wangari Maathai nel 2004; l’egiziano Mohamed El-Baradei (direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica dal 1997 al 2009) nel 2005; Ellen Johnson Sirleaf (presidente della Liberia dal 2006 al 2018) e Leymah Gbowee (pacifista e attivista per i diritti delle donne) nel 2011; il Quartetto per il dialogo nazionale della Tunisia nel 2015; Denis Mukwege (medico e attivista congolese) nel 2018.