Alcuni si chiedono come la Terra possa proclamare una profezia se non pensa e non parla. Tuttavia, tutti i popoli della Terra hanno un dialogo con essa, sentono la sua voce, ne riconoscono il grido e si commuovono al suo appello per la vita. Nella Bibbia vari testi parlano di come il sangue versato faccia protestare la Terra e le ingiustizie contro i poveri provochino un grido di protesta che viene dalla Terra stessa (cf. Amos e Giacomo).

Quest’anno il tema dell’Agenda mondiale Latinoamericana 2021 riguarda la guarigione della Madre Terra e porta il titolo: Ritorno o non ritorno. È tardi, ma è la nostra ora. Si chiama “non ritorno” il punto in cui il pianeta Terra non può più recuperare le condizioni minime di sopravvivenza. Infatti, da alcuni anni, gli scienziati avvertono che, se continua a questo ritmo, la distruzione ecologica potrebbe trasformare la Terra in un pianeta deserto, senza vita.

Anche se nessuno conosce con certezza l’origine del coronavirus, è provato che la sua comparsa ha qualcosa a che fare con la distruzione continua della natura. Il virus esiste da miliardi di anni, dormiente in natura, senza nuocere a nessuno. Una volta distrutto l’ecosistema, però, si risveglia e si moltiplica disordinatamente, infliggendo all’umanità una tragedia che sembra senza fine.

Dobbiamo aprire gli occhi per vedere la relazione tra una cosa e l’altra. Nel mondo, più di due terzi delle grandi foreste sono state distrutte o stanno per esserlo. Si stima che, ogni anno, 50mila specie viventi scompaiano dalla Terra. Nell’ultimo decennio, inoltre, la temperatura media delle acque degli oceani è aumentata di più di un grado.

Ogni giorno, nuovi prodotti chimici che avvelenano i processi vitali vengono rilasciati nell’aria, nella terra e nell’acqua e, per moti anni, continueranno a causare morte. Per questo il buco dell’ozono che protegge l’atmosfera terrestre è aumentato e minaccia la vita di intere popolazioni e di molte specie animali.

I cambiamenti climatici che in altre ere geologiche derivavano da mutazioni atmosferiche, sono ora causati dalla stessa società umana, in particolare dal sistema sociale ed economico dominante che trasforma la terra in una merce e si preoccupa solo del profitto economico.

Dobbiamo cambiare il sistema di valori alla base dell’economia globale per renderlo compatibile con la dignità umana e la sostenibilità ecologica. Papa Francesco continua a sostenere che questo sistema uccide; il capitalismo causa la morte di più di un miliardo di esseri umani e, in tutto il mondo, distrugge la Madre Terra.

Nei secoli in cui gli imperi coloniali partirono alla conquista di nuovi mondi, ancor prima di muovere guerra ai nativi, ne bruciavano le terre. Il grande regista italiano Gillo Pontecorvo nel 1969 denunciava ciò nel film Queimada. Tale modo di agire, dai tempi della conquista ad oggi, non è solo tecnico o strategico: è culturale, sociale e politico.

È necessario dunque ripercorrere il cammino di riconciliazione dell’umanità con la Terra e con l’universo al quale apparteniamo. Per questo la sola consapevolezza della gravità della situazione è insufficiente e il grave problema potrà essere risolto con l’approvazione di leggi a sostegno della protezione della Terra e di chi la abita.

Questo è importante e urgente, ma lo è altrettanto riscoprire un nuovo modo di relazionarsi con la Essa e la natura. In tutto il mondo, l’umanità sta riscoprendo l’attualità dei culti indigeni e afrodiscendenti che evidenziano l’intimità con Dio nella relazione con la Terra e l’Universo intero.

L’Onu ha proclamato il 22 aprile Giornata internazionale della Madre Terra. Per una felice coincidenza, per le Chiese cristiane questa commemorazione avviene durante la Pasqua, quando le comunità celebrano la resurrezione di Cristo per essere testimoni che la vita vince la morte e l’amore avrà l’ultima parola in questo mondo.

Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo parla del Cristo risorto come Cristo cosmico. Oggi, per noi, la presenza di Cristo è nel prossimo, ma anche nella vita che pulsa nell’Universo e nella forza della Madre Terra.

Nella prima metà del XX secolo, padre Theilhard de Chardin affermava: «Finora i cristiani hanno cercato Gesù Cristo nella sua forma umana e divina. Ora si presenta a noi nel suo corpo cosmico che è la Terra. Questa terza natura di Cristo (né umana, né divina, ma cosmica) non ha attirato particolarmente l’attenzione dei fedeli o dei teologi». [i]

Cinque anni fa, Papa Francesco ha pubblicato Laudato si’, la lettera sulla cura della Terra, nostra casa comune. Egli ha proposto un’Ecologia Integrale che comprenda, allo stesso tempo, la cura dell’ambiente, la ricerca della giustizia sociale e politica, ma anche lo sviluppo della nostra interiorità che ci fa sentire parte dell’Universo e in comunione con tutti gli esseri viventi. Nella lettera, il Papa invita l’intera umanità a sviluppare una “spiritualità” ecologica e chiede alle varie religioni di unirsi per aiutare le persone a percorrere questo cammino.

Nell’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazzonia, il Papa insiste che i cristiani dialoghino amorevolmente e cerchino di inserirsi nella comunione con i popoli originari di quei luoghi, sia nelle espressioni culturali che nelle loro tradizioni religiose e spirituali.

Egli afferma: “Se una persona crede che lo Spirito Santo possa agire in ciò che è diverso da noi, allora cercherà di lasciarsi arricchire da quella luce e la accoglierà dall’interno delle proprie convinzioni e della propria identità”. (Q.A, 106).

Senza cadere in similitudini artificiali e richiami indebiti con la visione del mondo cristiana, la teologia andina ha scoperto nelle immagini e nelle espressioni di devozione alla Pacha-mama (Madre Terra), elementi simili al culto cristiano dello Spirito Santo.

Infatti, nella sua Storia della Chiesa in America Latina (Sigueme, Salamanca, 1983, p. 153), Enrique Dussel indica la Pachamama dei popoli dell’Altipiano come immagine dello Spirito Santo. Allo stesso modo, Leonardo Boff afferma: “La categoria centrale della religione Yoruba è Axé, l’equivalente del greco pneuma, del latino spiritus e del biblico ruah”.  

In termini teologici e spirituali, possiamo affermare che l’attuale crisi ecologica e la realtà di sfruttamento di cui soffre la Madre Terra è espressione di una Kenosis dello Spirito Santo. La Divina Ruah soffre la sua croce nel corpo della Madre Terra come afferma un teologo italiano: “È giusto parlare di una Kenosis dello Spirito che non si esprime come quella di Gesù nel farsi uomo e piccolo, ma nell’assumere l’umanità più intima in una sorta di abbassamento o diciamo cancellazione dell’amore che, da un certo punto di vista è più radicale della Kenosis di Cristo”. [ii]

Lo Spirito (Ruah Divina) si manifesta nella lotta dell’ecofemminismo, nell’unire cioè la lotta per la liberazione della Terra a quella della donna e coinvolgere tutta l’umanità nella lotta ecofemminista.

Il nostro modo di vivere la Giornata internazionale della Madre Terra sia, perciò, di intensificare il nostro impegno nella lotta per il cambiamento del sistema dominante, di partecipare alle lotte collettive per l’Ecologia Integrale e di fare della nostra vita la preghiera espressa nel Salmo 104, in cui si parla dell’invio dello Spirito, non tanto nel senso spaziale che Lui non è e viene, ma nel senso che Egli manifesta la Sua presenza e la Sua energia d’amore che vince ogni oppressione: “Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnova la faccia della terra” (Salmo  104,30).

[i] citato da Fox, Matthew, The Coming of the Cosmic Christ, The Healing of Mother Earth and the Emergence of a Planetary Renaissance, Rio de Janeiro, Editora Record – Nova Era, 1988, p. 115.

[ii] Cfr. Maraldi, Valentino, Lo Spirito Creatore e la novità del Cosmo, Milano, Paoline, 2002, pp. 220 ss