Dossier Economia
Dossier aprile 2020. Progettando un'economia inclusiva
La regola dei bisogni, non dei profitti
Producono beni e servizi per la comunità. A decidere sono i soci. Gli utili vengono reinvestiti nell’impresa. Così funzionano e risolvono problemi le organizzazioni dell’economia sociale, diffuse nell’agricoltura, nel credito, nella sanità. Anche nei paesi del sud del mondo
16 Aprile 2020
Articolo di Carlo Borzaga (docente di politica economica all’Università di Trento)
Tempo di lettura 3 minuti
Sudafrica (The Economist)
Sudafrica, ufficio di collocamento informale (The Economist)

Mentre per tutto il secolo scorso è prevalsa la convinzione che ambito economico e ambito sociale dovessero essere tenuti separati, il primo affidato al mercato, e in particolare alle imprese orientate al profitto, e il secondo all’intervento pubblico o alle organizzazioni non governative, da qualche tempo si è venuta affermando la convinzione che essi vadano riconnessi. Si è così assistito a una moltiplicazione di associazioni del sostantivo economico con l’aggettivo sociale.

Tra i più diffusi ci sono quelli di economia sociale (e solidale), impresa sociale, imprenditore (o imprenditorialità) sociale. Anche se a prima vista sembrano sottintendere realtà molto simili, essi fanno riferimento a fenomeni diversi, anche nella capacità di connettere l’economico con il sociale. Ciò che li accomuna è il fatto di rappresentare iniziative private che perseguono obiettivi sociali e di interesse generale. Li separano invece il grado di strutturazione e le modalità di governance.

L’economia sociale ricomprende un’ampia gamma di organizzazioni, dalle associazioni alle mutue sanitarie e assicurative, dalle fondazioni ai vari tipi di cooperative. Esse in genere operano a favore di particolari gruppi di cittadini, ma è loro riconosciuta una funzione sociale perché si tratta generalmente di gruppi svantaggiati.

Di recente si sono però diffuse anche imprese – in forma cooperativa, ma non solo – più orientate al perseguimento dell’interesse generale, impegnate soprattutto nella gestione di servizi sociali, educativi e nell’inserimento lavorativo. Esse sono già diffuse in diversi paesi con la denominazione di imprese sociali, e sono considerate parte dell’economia sociale.

La caratteristica che accomuna le organizzazioni dell’economia sociale è l’obiettivo di garantire, attraverso la produzione di un bene o di un servizio, la soluzione di un problema che interessa o un gruppo di cittadini o una intera comunità a cui nessun altro soggetto organizzato – pubblico o privato – riesce a dare una risposta efficiente e soddisfacente. E nel farlo non si affidano agli automatismi del mercato, ma a un accordo tra i soci in cui si decide come organizzare l’impresa, dove e come reperire le risorse e come distribuire i benefici e i costi.

Ed è proprio l’obiettivo a distinguere queste organizzazioni dalle altre imprese e in particolare dalle imprese di capitali. Mentre infatti esse si propongono di dare risposte ai bisogni dei soci, le imprese di capitali utilizzano i bisogni delle persone al fine di garantire una remunerazione soddisfacente ai loro proprietari. Si spiegano così anche le…
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