Alpha Condé. Modificando la Costituzione ha trovato il modo di ripresentarsi per la presidenza

Come nel 2010 e nel 2015, il 18 ottobre i duellanti si sfidano una volta di più. E, se possibile, con ancora maggiori tensioni e in un quadro politico-sociale conflittuale. In entrambe le occasioni – ma gli scrutini sono stati controversi – la meglio l’ha avuta Alpha Condé, storico leader dell’opposizione ai regimi militari che hanno a lungo spadroneggiato su paese, e Cellou Dalien Diallo, economista di formazione, già primo ministro e più volte ministro, ha accettato il verdetto delle urne. I candidati che hanno avuto il placet della Corte costituzionale sono 12, ma i favoriti restano loro due, Condé 82 anni e Diallo 68.

Le presidenziali di dieci anni fa erano state le prime elezioni democratiche del paese dell’Africa occidentale, indipendente dalla Francia dal 1958 e governato prima dal dittatore Sékou Touré e poi, dal 1984 al 2008, dal generale Lansana Conté. Ora, a giudicare da quanto accaduto nei mesi che hanno preceduto il voto, la democrazia in Guinea è ancora in rodaggio.

Per potersi presentare per il terzo mandato consecutivo, possibilità non prevista dalla Costituzione, il presidente Condé ha preso una bella rincorsa. Ha pensato bene di chiedere al parlamento di riformare la Costituzione e di sottoporla a referendum il 22 marzo scorso in abbinamento con le elezioni legislative.

La riforma costituzionale, approvata dal referendum, non modifica la norma che limita a due i mandati consecutivi alla presidenza. Ma secondo il partito di Condé, il Raggruppamento del popolo della Guinea (Rpg), e secondo alcuni costituzionalisti, il nuovo testo costituzionale rappresenta un nuovo inizio e azzera i mandati: è come se Condé si presentasse per la prima volta.

Da segnalare due problemini che si sono presentati e che fanno capire qual era e qual è il clima. Quando il 14 di aprile il testo della nuova Costituzione è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, alcune organizzazioni della società civile hanno denunciato che aveva subìto 21 modifiche rispetto a quello approvato col referendum.

Due in particolare: scomparsa la possibilità per i candidati indipendenti di correre per mandati elettivi in piena autonomia (è necessario far parte di un partito ed essere sponsorizzati da elettori per potersi candidare); il nuovo testo rafforza le competenze del presidente. L’ordine degli avvocati ha chiesto il ritiro del testo «che è stato falsificato», ma non ha ricevuto risposta.

L’ultima settimana di febbraio, l’Organizzazione internazionale della francofonia (Oif) aveva deciso di sospendere la propria partecipazione al processo elettorale in vista del voto del 22 marzo a causa di divergenze con la Commissione elettorale sullo schedario degli elettori.

Secondo l’Oif da verifiche fatte insieme a osservatori Onu e Ue (anche loro si sono poi ritirati) è risultato che 2,49 milioni di elettori iscritti alle liste elettorali sono «problematici»: il 98% «non dispone di documenti che consentano di identificarlo», molti risultano deceduti o iscritti più volte. La Guinea ha 12,6 milioni di abitanti e l’età media è di 18,5 anni.

Il richiamo del voto

L’operazione “terzo mandato” messa in campo dal presidente Condé ha avuto come primo risultato di ricompattare, fin dall’aprile 2019, le opposizioni, che si sono riunite nel Fronte nazionale di difesa della Costituzione (Fndc), hanno boicottato legislative e referendum del 22 marzo, tenuto continue manifestazioni nonviolente (spesso represse dalle forze dell’ordine, e si contano diversi morti), chiesto alla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao) di fare pressioni su Condé e provato a coinvolgere la cittadinanza. La parola d’ordine per il 18 ottobre è: chi si candida alla presidenziale è automaticamente escluso dal Fronte.

Un ruolo di primo piano nell’Fndc lo hanno avuto, fino a fine agosto, proprio Diallo e il suo partito, l’Unione delle forze democratiche di Guinea (Ufdg). Finché cioè non è maturata la convinzione che boicottare anche il voto presidenziale sarebbe fa un ulteriore regalo al presidente uscente.

Così la strategia di Diallo vuole ora combinare la partecipazione al voto con le manifestazioni nelle piazze per contestare il terzo mandato di Condé. A spingerlo in questa direzione sono state la sua storia istituzionale e le due sconfitte precedenti, ma di certo non sono estranee le spinte giunte dall’interno del partito: chi vive di rappresentanza politica considera l’appuntamento con il voto un’occasione da cogliere comunque, anche in condizioni difficili.

Il Fronte ha reagito con fermezza, anche per evitare di perdere per strada ulteriori pezzi, ma ormai è chiaro che la linea del boicottaggio “senza se e senza ma” non è più netta e condivisa. Sempre in agosto, hanno deciso per le urne altri due leader rilevanti dell’opposizione: Ousmane Kaba del Partito dei democratici per la speranza (Pades) e Abdoul Kabèlè Camara del Raggruppamento guineano per lo sviluppo (Rgd).

La piazza non è riuscita a togliere il sonno al presidente Condé. Riusciranno le opposizioni che hanno scelto le urne a costringerlo al ballottaggio e a coalizzarsi per sconfiggerlo?