Guinea Bissau / Iniziata la campagna per il ballottaggio
Il secondo turno delle presidenziali a Bissau è previsto per il 29 dicembre. Pereira ed Embaló, i due candidati che si confrontano, sono alla ricerca dei voti determinanti per la vittoria. Ma Embalò fa una propaganda spinta pro o contro alcuni gruppi etnici, alimentando tensioni.

Bissau. Uno stuolo di bambine che vestono la divisa del Real Madrid cammina a bordo strada. Non è una squadra di calcio femminile. Sono le studentesse di una qualsiasi scuola di Bissau, che usano le magliette e i pantaloncini bianchi come uniforme scolastica. Si avvicinano alla loro scuola, sui cui muri sono ancora appesi i fogli della lista degli aventi diritto di voto di quel seggio elettorale. 

Le elezioni presidenziali si sono svolte domenica 24 novembre, ma il voto di centinaia di migliaia di guineani non ha portato a nessun risultato definitivo. Era praticamente certo che con 12 candidati presidenti si arrivasse al ballottaggio. Il secondo turno è previsto per il 29 dicembre e si scontreranno due ex primi ministri: Domingos Simões Pereira e Umaro Sissoco Embaló. Pereira è il leader del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Paigc), formazione storica, e si è guadagnato il ticket per il ballottaggio con il 40,13% dei consensi. Embalo, del Movimento di alternativa democratica (Madem, movimento nato poco più di un anno fa da politici secessionisti dello stesso Paigc), ha invece conquistato il 27,65% dei voti. Il 29 dicembre potrebbe quindi rappresentare una domenica che segna un nuovo inizio per questo piccolo paese dell’Africa occidentale. I cittadini sono molto fiduciosi, credono che sia arrivato il momento di impegnarsi per cambiare le cose. 

Gli scontri istituzionali, mescolati a questioni private, tra il presidente della repubblica e il primo ministro sono spesso arrivati a compromettere la politica di un intero paese, paralizzando il lavoro dei ministeri importanti come l’educazione, le infrastrutture e la sanità. Anche con l’avvicinarsi di questo secondo turno elettorale il primo ministro, Arisitide Gomes, ha già dichiarato che se non vincerà le elezioni il candidato sostenuto dal suo partito (il Paigc), rassegnerá le dimissioni, e il governo eletto il 10 marzo scorso, che ha appena approvato il programma il 15 ottobre, decadrà.

Il giorno delle elezioni è stato caratterizzato da un clima tranquillo e pacifico. Ma i guineani temono soprattutto la fase post-elettorale. I due candidati al ballottaggio arriveranno a contendersi il risultato fino all’ultimo voto, nonostante al candidato in vantaggio, Domingo Simões Pereira, potrebbero mancargli solo un 10% dei consensi. Ma, complice il gioco di alleanze con i candidati che non hanno passato il primo turno, come Nuno Gomes Nabiam, candidato del Partito per il rinnovamento sociale (Prs); José Mario Vaz (il presidente uscente) e Carlos Gomes Junior (già candidato alle presidenziali del 2012. La domanda che circola ovviamente è la più banale: come si ripartiranno questi consensi i due competitors del 29 dicembre?

I candidati hanno ricominciato venerdì 13 dicembre le ultime due settimane di campagna elettorale e la differenza dei messaggi trasmessi è fondamentale per inquadrare il clima politico e sociale del paese. Se il candidato Paigc sta impostando la campagna cercando di illustrare i punti principali del suo programma, il candidato Madem si spende in una propaganda pro o contro alcuni gruppi etnici, come se la Guinea-Bissau fosse quel paese in cui convivono comunità molto divise tra loro. Al contrario: coltivare questi discorsi d’odio e di incitamento alla violenza verso uno o piú gruppi etnici non nelle corde della Guinea-Bissau, paese in cui convivono da sempre più di 30 etnie, alcune legate alla tradizione musulmana – come i mandinga e i fula, che risiedono in maggioranza nell’est – altre legate ai riti tradizionali o alle varie sfaccettature della religione cristiana, come i balanta o i papeis. Cittadini dello stesso paese che si fermano per festeggiare insieme il Natale cristiano come la fine del Ramadan.

Qualsiasi sia il responso del 29 dicembre, tutti staremo a guardare se la Guinea-Bissau riuscirà finalmente ad uscire dal vortice di instabilità in cui si trova da ormai più di 5 anni.  

Foto: Un sostenitore di Umaro Sissoco Embaló