REPUBBLICA CENTRAFRICANA, VOCI DA DENTRO – DOSSIER DICEMBRE 2019

Mosca ha colmato il vuoto lasciato da Parigi. Moltiplica le iniziative nel paese, anche grazie ai suoi mercenari. Bangui è diventata il modello del nuovo espansionismo del Cremlino in Africa.

«La ribellione nel nostro paese ci è costata molto. Nessuno è venuto in nostro aiuto a parte la Federazione russa. Con l’aiuto della Russia saremo in grado di proteggere le nostre miniere di diamanti». Intervistato dal New York Times, il presidente della Repubblica centrafricana, Faustin-Archange Touadéra, ha indicato nell’abbraccio con l’orso russo la strada che Bangui ha deciso di percorrere per uscire dal progressivo disinteresse internazionale in cui era precipitata. Una chiave di volta rumorosa per l’ex colonia francese, da sempre considerata cortile di casa di Parigi.

Ma il Quai d’Orsay, gli affari esteri di Parigi, ha deciso da tempo di abbandonare quel territorio. Dopo la chiusura della base militare di Bonar, ufficialmente per ragioni finanziarie, e di quella di Béal, la truppe francesi si sono dispiegate nel vicino Ciad. E il 30 ottobre 2016 Parigi ha staccato la spina anche all’operazione “Sangaris”, il contingente militare inviato nel novembre del 2013 per arginare il conflitto civile scoppiato nel paese.

Un’operazione chiusa senza gloria. A quel punto anche i pochi francesi rimasti, che avevano investito nello zucchero, nel legname e nel cotone, si sono ritirati sostituiti da mercanti libanesi, russi e cinesi. Pure Areva e Total, un tempo presenti nel paese in settori come l’uranio e il petrolio, se ne sono andate.

L’autogol francese

Il paradosso vuole che sia stata proprio Parigi, alla fine, a spingere Mosca a coprire quel vuoto che lei stessa aveva lasciato a Bangui. Infatti, tra le varie ripicche reciproche tra Francia e Russia per la vicenda Siria, c’è anche il veto posto dai russi all’Onu a una proposta francese di spedire in Centrafrica un carico di armi confiscate. Parigi, così, chiese al presidente Touadéra di andare a parlare personalmente con il ministro degli esteri russo per convincerlo a revocare quel no.

Da 5 anni, infatti, il paese africano stava facendo i conti con l’embargo di armi e le altre sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza Onu per mettere fine alla guerra. E, in effetti, nell’ottobre del 2017, il presidente centrafricano si reca a Sochi, in Crimea, per un colloquio con Sergeiy Lavrov, capo della diplomazia di Mosca. La beffa per i francesi è che i due si trovano così in sintonia da chiudere un accordo che prevede uno scambio di servizi di sicurezza (fornitura d’armi e addestramento di truppe speciali) con l’accesso al mercato centrafricano, in particolare alle ricche risorse minerarie e diamantifere.

Il 15 dicembre del 2017, Mosca, con il silenzio di Parigi, ottiene un’eccezione all’embargo Onu di armi in Centrafrica. E improvvisamente, Bangui diventa per il Cremlino il modello da cui ripartire in Africa, ponendo fine alla rarefazione della presenza russa nel continente e alla sua irrilevanza degli ultimi anni.

Nei primi mesi del 2018, Mosca e Bangui firmano accordi che prevedono l’invio di 175 istruttori militari e l’arrivo di circa 8mila armi. Ad oggi i russi gestiscono 2 centri di addestramento nel nordest del paese, funzionali a formare il personale militare locale incaricato del controllo dei depositi diamantiferi presenti in zona. Una compagnia russa, la Lobaye Invest, si è aggiudicata, nell’estate del 2018, i diritti di esplorazione di giacimenti di oro e diamanti in quelle aree.

Touadéra, che si è scelto come consigliere per la sicurezza Valerij Zacharov – ex agente dei servizi d’intelligence di Mosca e inviato del Cremlino in Centrafrica –, dichiara all’agenzia russa Rio Novesti, all’indomani del summit Russia-Africa del 23-24 ottobre 2019 a Sochi, che il suo paese è pure disponibile a ospitare una base militare russa in Africa, la prima dopo la chiusura di quella a Luanda (Angola) nel 1991. Porte aperte a Mosca, quindi.

Mercenari in azione

Mosca che, oltre alla presenza ufficiale di suoi soldati sul territorio centrafricano, per tutelare i suoi interessi si sta servendo anche di mercenari della società Wagner. La compagnia di ventura è una…

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Nella foto: la pubblicità che sottolinea un carattere in comune tra centrafricani e russi: “parlano poco e lavorano tanto”. (edition.cnn.com)