Nigeria. Le strategie del gruppo terroristico
Gli attacchi alle due basi militari della cittadina di Baga sarebbero opera di appartenenti alla fazione di Boko Haram legata all’ex Califfato: vogliono ricongiungersi con lo storico leader Abubakar Shekau. Gli attentati sono avvenuti a 50 giorni dal voto per le presidenziali.

Una pesante offensiva di Boko Haram contro due basi militari della cittadina di Baga, nello stato settentrionale di Borno, ha costretto diverse centinaia di persone a fuggire dai loro villaggi per cercare riparo nella capitale dello stato, Maiduguri.

L’attacco perpetrato lo scorso 26 dicembre dai miliziani del gruppo jihadista ha preso inizialmente di mira il quartier generale della settima Brigata della Multinational Joint Task Force (MJTF) a Baga. Poi, gli estremisti hanno colpito la base navale Mile 3 situata a 5 km dal primo obiettivo. I militari di stanza nei due presidi non hanno retto l’urto dell’assalto e sono stati costretti a ritirarsi, lasciando campo libero agli insorti che hanno sottratto cannoni da guerra, munizioni e diversi lanciarazzi.

Dopo il duplice attacco si era diffusa la voce che Boko Haram aveva preso Baga e fatto oltre 2mila prigionieri, ai quali si aggiungevano 700 militari dispersi. L’allarmante notizia è stata però smentita dal generale Lamidi Adeosun, a capo delle operazioni dell’esercito nigeriano, che ha rassicurato sul fatto che le forze governative avevano ripreso il pieno controllo di Baga, che nel gennaio 2015 era stata teatro di un’autentica carneficina ad opera del gruppo radicale islamico. Tuttavia, nella smentita il generale Adeosun si è ben guardato dal fornire informazioni sul numero delle vittime o dei feriti.

Colpisce il fatto che la nuova offensiva dei terroristi nigeriani è arrivata a solo 50 giorni dalle elezioni presidenziali nigeriane in cui il presidente uscente, Muhammadu Buhari, punta a essere rieletto per un secondo mandato. Già prima del suo insediamento, Buhari aveva promesso la sconfitta definitiva di Boko Haram, che nel corso dei suoi 4 anni di presidenza ha più volte annunciato, per essere puntualmente smentito dai fatti.

La BBC indica che gli attacchi sono stati opera della Wilaya Gharb Ifriqiya, la Provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico (Iswap – Islamic State West Africa Province), la fazione di Boko Haram legata all’ex Califfato.

Gli analisti ritengono che dietro questa nuova ondata di violenze ci sarebbe una nuova faida all’interno della fazione, che ha causato l’eliminazione di uno dei suoi massimi esponenti: Mamman Nur Alkali, jihadista di lungo corso con vari legami internazionali considerato il numero due dell’Iswap, anche se da molti era ritenuto come il suo vero capo. Lo scorso agosto Nur era stato ucciso dai suoi stessi compagni d’arme, fautori della linea intransigente propugnata dall’altra fazione guidata dallo storico leader di Boko Haram, Abubakar Shekau.

Nur avrebbe pagato con la vita la sua linea relativamente moderata, contraria all’uso di ragazze kamikaze e favorevole al dialogo con le autorità di Abuja per porre le basi per il disarmo del gruppo. L’eliminazione di Nur ha sollevato anche alcuni interrogativi sull’attuale leadership di Abu Musab al-Barnawi e sulla relazione dell’Iswap con lo Stato Islamico. Anche se finora il legame appare inalterato, come dimostra l’attività di rivendicazione di attacchi sui social media, esponenzialmente aumentata da quando alla fine di agosto è stata resa nota la morte di Nur.

C’è inoltre da evidenziare, che dopo la morte di Nur l’Iswap ha intensificato gli attacchi contro le basi militari nigeriane nello stato del Borno. E come avvenuto il 26 dicembre a Baga, molti degli assalti hanno costretto le forze di sicurezza alla fuga, almeno fino all’arrivo dei rinforzi o dell’appoggio aereo.

L’Iswap ha anche dimostrato un approccio più inflessibile nel condurre i negoziati per il rilascio degli ostaggi. Tra settembre e ottobre, sostenendo che il governo federale aveva ignorato le sue richieste, il gruppo ha giustiziato due delle tre operatrici umanitarie del Comitato internazionale della Croce Rossa, rapite lo scorso primo marzo durante un attacco nel nordest della Nigeria.

L’Iswap ha eseguito le esecuzioni sotto diretto ordine dei vertici dello Stato islamico che ha condannato a morte le due operatrici umanitarie con la motivazione di apostasia, in quanto donne musulmane che avevano abbandonato l’islam per lavorare in un’organizzazione internazionale “cristiana”.

In passato, gli altri rapimenti si erano conclusi con la liberazione dei sequestrati, come nel caso di una squadra di geologi dell’Università di Maiduguri, rapiti a luglio 2017 e liberati nel febbraio 2018. Ancora più eclatante, il rilascio di tutte le studentesse di Dapchi, tranne la ragazza cristiana Leah Sharibu, ancora nelle mani di Boko Haram.

Jacob Zenn, uno dei massimi esperti di Boko Haram, ha ipotizzato un ricongiungimento tra la fazione di Shekau e l’Iswap, che avrebbe avuto pesanti conseguenze nella lotta contro Boko Haram. Prima tra tutte un inasprimento delle violenze rispetto agi ultimi due anni e un’espansione delle aree di operazione nella regione del bacino del lago Ciad. E tutto questo potrebbe influenzare in maniera tangibile l’esito delle elezioni generali del mese prossimo.