Etiopia. Un oromo alla guida del paese
Sarà la più giovane figura politica alla guida di una nazione africana. Gli spetta una missione difficile in un paese, l’Etiopia, altamente diseguale e in profonda crisi politica e sociale. Le stesse organizzazioni oromo gli hanno ricordato che il loro sostegno non è affatto scontato.

La nomina di Abiy Ahmed alla presidenza del Fronte rivoluzionario democratico del popolo etiopico (Frdpe) è stata confermata dal Consiglio, la massimo istanza decisionale della coalizione al governo ad Addis Abeba. Nei prossimi giorni il parlamento dovrebbe confermare il suo insediamento anche come primo ministro, come prevede la prassi nel sistema di governo del paese. L’Frdpe ha la totalità dei seggi nell’assemblea e, quindi, non ci saranno sorprese.

Abiy Ahmed era stato eletto recentemente alla presidenza dell’Odpo (Organizzazione democratica del popolo oromo), il partito che rappresenta l’etnia maggioritaria nella coalizione di governo. Sarà dunque il primo oromo a ricoprire il ruolo di primo ministro, la maggior carica del paese, nell’Etiopia contemporanea. La sua nomina non era scontata. Ha infatti avuto solo 108 voti, sui 180 disponibili, nel comitato esecutivo dell’Fprde, che ha tenuto una riunione fiume per trovare un accordo sul successore del primo ministro uscente, Hailemariam Desalegn, dimessosi a sorpresa a febbraio. Vice primo ministro dovrebbe essere confermato Demeke Mekonnen, Amhara, già secondo di Desalegn. Ai due spetta il compito, arduo, di guidare il paese in un momento di grave crisi, secondo molti analisti la più complessa e profonda dalla caduta del regime comunista del Derg e la fuga in esilio del suo uomo forte, il colonnello Menghistu, nella primavera del 1991.

Abiy Ahmed era comunque già compreso nella ristretta rosa dei favoriti per la carica, nonostante la giovane età. Ha infatti solo 42 anni in un continente dove il peso degli anni è ancora un valore aggiunto alla credibilità e all’autorevolezza di una persona. Sarà la più giovane figura politica, alla guida di un paese africano. Etiopia nazione sempre più centrale in Africa con i suoi oltre 100 milioni di abitanti, seconda solo alla Nigeria, e ancora in rapidissima crescita demografica.

Compito arduo

Il compito di Ahmed sarà davvero arduo. Dovrà tentare di rimettere in equilibrio una società profondamente diseguale, con uno sviluppo economico rampante, concentrato nelle aree urbane e basato su una rapidissima industrializzazione, che si nutre delle risorse delle aree rurali, dove i piccoli produttori agricoli si sono visti sfrattati dalle loro terre più fertili per essere relegati in quelle più marginali. Tanto che troppo frequentemente negli ultimi decenni il governo ha gridato alla crisi alimentare, appellandosi alla comunità internazionale perché salvasse dalla fame milioni di suoi cittadini. Molti di questi contadini ridotti alla miseria, sono proprio oromo, la sua stessa gente. Sono soprattutto oromo i giovani che si sono riversati nelle strade negli ultimi anni per chiedere che venissero rispettati i loro diritti di cittadinanza, e per questo sono rimasti vittime, a centinaia, della violenza delle forze di sicurezza del regime, a migliaia sono stati imprigionati senza validi motivi. Sono sempre gli oromo che hanno espresso diversi movimenti di opposizione, alcuni anche armati.

La strada del dialogo

Con tutti loro il nuovo primo ministro dovrà trovare un modo per dialogare tenendo però la barra del timone ben ferma verso un percorso di riforme che favoriscano l’inclusione di tutti i gruppi etnici e le fasce sociali nel processo di sviluppo, pena lo scivolamento verso un’instabilità sempre più diffusa e una possibile implosione del paese, secondo l’analisi di molti commentatori politici.

Abiy Ahmed parte con l’augurio della comunità internazionale, che valuta positivamente i suoi titoli accademici – un master in Transformational leadership and change; un altro in Management and leadership; un dottorato all’Institute for Peace and Security Studies, tutti conseguiti all’università di Addis Abeba – la sua esperienza nell’esercito e nel movimento di liberazione negli ultimi anni della lotta contro il regime il Derg, ma soprattutto il suo ruolo nella vita politica attuale. Anche il suo predecessore, Hailemariam Desalegn, in questi giorni ha invitato tutti i cittadini etiopici, e in particolare i giovani, a sostenere il nuovo primo ministro e il processo di riforme, complesse e “intelligenti “, che dovrà guidare per garantire la stabilità del paese. Le organizzazioni oromo non gli hanno fatto mancare gli auguri, ma gli hanno anche segnalato che il loro sostegno non è affatto scontato, ma dipenderà da quanto sarà capace di sfidare il modo di gestire il potere che ha portato il paese sull’orlo della crisi e riformarlo nell’interesse di tutti i cittadini etiopici.

 

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Nella foto di apertura: il parlamento etiopico. Nella foto piccola: Abiy Ahmed