Il Cairo: «Intervenga la comunità internazionale»
Lo stile diplomatico del leader libico Muammar Gheddafi sembra aver contagiato anche il vicino Egitto. A pochi giorni dall’arrivo del ministro degli esteri Franco Frattini al Cairo, il governo egiziano protesta per le violenze di Rosarno e chiede più protezione per le minoranze arabe e musulmane in Italia. In Sinai partono intanto i lavori per la costruzione di due muri: uno egiziano e uno israeliano.

Il 16 gennaio il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, sarà al Cairo. A pochi giorni dal suo arrivo, ecco la “gelata”: Ahmet Aboul Gheit protesta formalmente per le violenze a cui si è assistito negli ultimi giorni a Rosarno, in Calabria e chiede all’Italia di «adottare le misure necessarie a proteggere gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane».
Il governo egiziano ha anche chiesto che «la comunità internazionale si impegni a risolvere radicalmente il problema della discriminazione su base religiosa ed etnica e quello della xenofobia, per impedire che in futuro si verifichino episodi analoghi a quelli di Rosarno».

C’è da chiedersi il perché di tanto zelo, soprattutto a pochi giorni dall’avvio dei lavori per la costruzione di una barriera sul confine con la Striscia di Gaza. Un muro che dovrebbe servire ufficialmente a bloccare il contrabbando di armi e viveri lungo la frontiera. Un muro che va ad aggiungersi al labirinto di ostacoli e barriere di varia natura che circondano la Striscia di Gaza.
Israele, da parte sua, ha invece deciso di costruire la propria barriera lungo 266 chilometri proprio al confine meridionale con l’Egitto. Da anni il governo di Tel Aviv critica la polizia egiziana per l’assenza di un controllo meticoloso lungo la frontiera tra Sinai e Striscia di Gaza, divenuta negli ultimi anni meta del passaggio di immigrati africani in cerca di una vita migliore. Il Cairo ha anche modificato negli anni alcune leggi permettendo alla polizia di frontiera di sparare sui migranti.

Nel 2009 sono state 17 le persone, per lo più giovani in fuga da conflitti e dittature nel Corno d’Africa, uccise dalle forze dell’ordine egiziane mentre cercavano di passare il confine. La denuncia del governo egiziano sui fatti di Rosarno, si sarebbe estesa anche ad un più generale clima crescente di odio nei confronti dei migranti in Italia un clima, secondo quanto ha dichiarato il portavoce della diplomazia egiziana, confermato dalle stesse organizzazioni internazionali per i diritti umani che «hanno registrato un netto incremento di simili eventi nell’ultimo periodo, ma anche un’escalation di odio nei discorsi pubblici, senza contare il grave isolamento, la violazione dei diritti economici e sociali e le espulsioni forzate che devono subire in Italia gli immigrati».

Come il colonnello libico, però, anche il governo del Cairo non si è mostrato particolarmente attento ai «diritti» dei migranti, organizzando nel 2008, secondo quanto riferito proprio dall’Agenzia Onu per i Rifugiati, la deportazione di centinaia di profughi eritrei ad Asmara: l’equivalente di una condanna alla tortura, al carcere o alla morte.