Libia

Attacchi aerei e combattimenti a terra hanno provocato la morte di almeno 1.000 persone e circa 5.000 feriti in tre mesi di offensiva militare su Tripoli. Tra le vittime ci sono anche i 60 migranti africani uccisi nell’attacco aereo che il 2 luglio ha colpito un centro di detenzione a Tajoura, tra i quali c’erano anche 6 bambini.

Joel Millman, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha detto che 350 migranti, tra cui 20 donne e 4 bambini, sono ancora detenuti nel centro di Tajoura, uno dei cinque hangar colpiti nel raid.

L’Oms fa sapere anche che i combattimenti hanno costretto oltre 100mila persone a fuggire dalle loro case e minaccia di far precipitare la Libia in un conflitto sempre più profondo.

Il comandante libico Khalifa Haftar, le cui forze hanno in mano la Libia orientale e gran parte del sud del paese, ha lanciato un’offensiva all’inizio di aprile sulla capitale, in mano alle forze fedeli al governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Serraj, riconosciuto dall’Onu.

In una dichiarazione congiunta il consiglio di sicurezza dell’Onu redatta in Gran Bretagna ha condannato l’attacco di Tripoli, chiedendo il ritorno ai colloqui politici e il pieno rispetto dell’embargo sulle armi in Libia. Ma le potenze mondiali sono divise su come rispondere all’offensiva di Haftar, con gli Stati Uniti e la Russia che si rifiutano di condannare l’uomo forte libico. (News 24)