Libia / Conflitti

Dall’inizio del conflitto libico, il 4 aprile, tanto il Governo di accordo nazionale – riconosciuto dalle Nazioni Unite – quanto l’Esercito nazionale libico hanno ucciso e ferito decine di civili con attacchi indiscriminati e con l’uso di armi esplosive imprecise contro insediamenti urbani. Ad affermarlo è un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, frutto di un’indagine (la prima) condotta dal 1 al 14 agosto nei luoghi colpiti da 33 attacchi aerei o terrestri a Tripoli e nei suoi dintorni: a Tajoura, Ain Zara, Qasr Bin Ghashir e Tarhouna.

“Dalla nostra indagine è emerso un sistematico disprezzo per il diritto internazionale alimentato dalle continue forniture di armi alle parti in conflitto, in violazione dell’embargo delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Donatella Rovera, alta consulente per le risposte alle crisi di Amnesty International.

Alcuni degli attacchi documentati sono stati indiscriminati o sproporzionati e potrebbero costituire crimini di guerra, fa sapere l’organizzazione. Dal Governo di accordo nazionale e dall’Esercito nazionale libico non sono arrivate risposte alle domande poste dall’ong circa le loro operazioni militari.

Secondo le Nazioni Unite, sei mesi di combattimenti hanno ucciso o ferito oltre 100 civili, tra cui decine di migranti e rifugiati trattenuti nei centri di detenzione, e hanno causato lo sfollamento di oltre 100mila persone. Tra le vittime civili figurano bambini anche di soli due anni che giocavano all’esterno delle loro case, persone che prendevano parte a un funerale e persone che stavano svolgendo le loro abituali attività quotidiane.

Attacchi aerei, colpi d’artiglieria e bombardamenti hanno distrutto abitazioni civili e importanti infrastrutture tra cui ospedali da campo, una scuola e un centro di detenzione per migranti e hanno costretto alla chiusura dell’aeroporto di Mitiga, per mesi l’unico funzionante della capitale. (Amnesty International)