Libia

In Libia i civili uccisi o feriti da armi esplosive sono aumentati del 131% lo scorso anno, raggiungendo il picco più alto per numero di incidenti dal 2011, anno dell’insurrezione di Bengasi. A riferirlo è il quotidiano britannico The Guardian.

La maggior parte delle 900 persone morte o ferite dalle esplosioni nel paese nel 2019 – rispetto ai 392 del 2018 – sono state vittime di attacchi aerei, secondo le statistiche dell’organizzazione Action on Armed Violence (AOAV), con sede a Londra.

La Libia è stata uno dei numerosi paesi a contrastare la tendenza globale al ribasso del numero di vittime civili causate da armi esplosive.

I posti peggiori per omicidi e mutilazioni sono stati la Libia, l’Afghanistan e la Somalia, ma sono stati registrati aumenti anche in Sri Lanka, India, Filippine, Turchia, Gaza, Egitto, Colombia e Myanmar.

La Siria è rimasta il paese più colpito dalle armi esplosive nel 2019, ma le vittime sono diminuite di circa un quarto: 7.268 rispetto alle 9.587 dell’anno precedente.

A livello globale, nel 2019 AOAV ha registrato 29.499 morti e feriti da armi esplosive, il 66% delle quali (19, 407) erano civili innocenti. Quando sono state utilizzate armi esplosive in aree popolate, il 91% dei morti erano civili, rispetto al 15% dei civili in altre zone. (The Guardian)