Il 3 febbraio il Senato italiano ha approvato l’accordo con la Libia sul controllo dell’immigrazione
Jumaa Attiga, avvocato libico che si batte per la promozione dei diritti umani, è in prigione per un reato da cui è già stato assolto quasi 20 anni fa. Ha sempre denunciato con coraggio la drammatica situazione dei detenuti in Libia.

È detenuto nelle carceri libiche da quasi due settimane Jumaa Attiga, avvocato impegnato da anni contro la tortura e la detenzione illegale nelle prigioni della Libia. È stato arrestato lo scorso 31 gennaio, con l’accusa di aver partecipato all’uccisione dell’ambasciatore libico a Roma nel 1984. Accusa che lo aveva già portato in carcere nel 1991, e da cui era stato assolto dopo pochi mesi. La sua detenzione durò però 7 anni, fino a quando il leader libico Gheddafi non decise per la sua scarcerazione. Una volta in libertà venne chiamato dal figlio del dittatore, Saif el Islam, a presiedere all’Organizzazione dei diritti umani della Fondazione Gheddafi. In tutti questi anni Attiga ha condotto una coraggiosa compagna per la promozione dei diritti umani nel suo paese, esponendosi in prima persona, soprattutto per la libertà di espressione e per la liberazione dei detenuti politici. Ora, a 60 anni, si trova di nuovo in carcere, per un reato di cui è già stato assolto, e con un ordine di custodia cautelare di 45 giorni, nonostante il limite massimo previsto dal codice penale libico sia di 6 giorni.

Il primo in Italia a denunciare la sua detenzione è stato il sito di Fortress Europe, il cui fondatore, Gabriele del Grande, ha intervistato Attiga nel suo ultimo reportage sulle carceri libiche e sulla detenzione degli stranieri. All’appello per la sua liberazione si è subito unita l’ASGI, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che sottolinea come nell’art. 6 del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, che verrà presto ratificato dal Parlamento italiano (e ratificato dalla Libia il prossimo 2 marzo), si afferma che “i due paesi devono agire conformemente non soltanto alle proprie rispettive legislazioni, ma anche agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo.”

L’ASGI chiede quindi al Governo italiano di fare pressione sul governo di Tripoli per “la liberazione del sig. Attiga e di ricordare al Governo libico che l’Italia non può collaborare alla violazione del diritto di ogni persona a cercare e ottenere l’asilo e la protezione internazionale e del diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni (diritti previsti dagli artt. 14 e 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo). “Se la Libia rifiutasse un’immediata scarcerazione di Attiga, “contravverrebbe ai suoi impegni previsti nel trattato”, continua ancora il comunicato dell’ASGI. L’Italia allora, sulla base del Trattato stesso, dovrebbe chiedere una riunione straordinaria del Comitato dei Seguiti per esaminare il caso e trovare una soluzione. Nigrizia si unisce alla richiesta di Fortress Europe e di ASGI, e chiede a tutte le organizzazioni umanitarie di seguire il caso, e al Governo italiano di svolgere tutti i necessari passi per garantire il rispetto dei diritti umani, il libero esercizio dei diritti di difesa di tutti coloro che si trovano in Libia, siano oppositori politici o migranti irregolari.

Sugli accordi tra Italia e Libia:
Il testo del Trattato, dal sito di Meltingpot
L’intervista con Fulvio Vassallo Paleologo, dell’ASGI, 9 febbraio ’09
Italia-Libia, una firma contestata
di Luciano Bertozzi, 23 gennaio ’09

Sulle condizioni dei detenuti nelle carceri libiche (attraverso il motore di ricerca in alto):
La denuncia di un “documentario invisibile” di Benedetta Pagotto, 7 novembre 2008
L’intervista con Andrea Segre, regista, con Dagmawi Ymer, di “Come un uomo sulla terra”, 7 novembre 2008
Stop alle deportazioni della Libia, 22 gennaio 2008

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