Scenari futuri
Comincia a produrre i suoi effetti il congelamento delle partecipazioni finanziarie della Libia nelle grandi società europee. L’accordo era stato raggiunto l’8 marzo scorso dai 27 paesi dell’Unione Europea. Nel frattempo prosegue l’avanzata a est delle truppe fedeli a Gheddafi. Dubbi sul futuro dei rapporti tra Libia e Ue.

L’accordo sul congelamento delle partecipazioni finanziarie della Libia nei gruppi europei, che è stato raggiunto l’8 marzo scorso dai 27 paesi dell’Unione, ha cominciato a produrre i suoi effetti. In Italia, Unicredit, il più importante gruppo bancario d’Europa, ha, infatti, congelato, l’11 marzo scorso, il 7,5% del suo capitale in mano ai libici.

Il fermo degli assets di Libyan Investment Authority, che detiene il 2,6% del capitale Unicredit, e banca centrale libica, che possiede, invece, il 4,98%, comporta la sospensione, fino a nuovo ordine, dell’esercizio del diritto di voto per i consiglieri di amministrazione eletti dagli azionisti libici in seno all’istituto di credito italiano.

La sospensione del diritto di partecipare alle decisioni del Consiglio di Unicredit allontana, così, la possibilità, per la Libia, di vendere le proprie partecipazioni incassando denaro liquido (il valore di mercato delle partecipazioni è di circa 2,6 miliardi di euro). Un’altra conseguenza del congelamento è il fermo di tutti i dividendi azionari, impedendo al rais di poterli incassare, fino alla fine delle sanzioni.

Con la decisione di bloccare gli assets libici in Europa – valutati in circa 60 miliardi di euro – i 27 paesi dell’Unione si sono assicurati che il regime di Gheddafi, da settimane impegnato a reprimere la ribellione nella Cirenaica, non abbia la possibilità di disinvestire, liquidando le proprie partecipazioni. Questo comportamento, occorre sottolinearlo, avrebbe comunque avuto effetti non indifferenti sui mercati finanziari europei.

Il congelamento, come precisa Alessandro Volpi, professore dell’università di Pisa, “non è una confisca”. Alla fine, le istituzioni libiche dovranno riacquistare la capacità di esercitare i diritti amministrativi e patrimoniali legati alle loro partecipazioni.

Parte delle cancellerie europee si sono schierate in favore degli insorti libici. La Francia, che quest’anno presiede il G8 e il G20, ha riconosciuto, il 10 marzo, i ribelli del Consiglio Nazionale dell’opposizione come unici interlocutori. Tuttavia, la situazione militare sul terreno, al momento, sembra essere favorevole a Gheddafi, lasciando presagire la possibilità che quest’ultimo riprenda il controllo del paese.

Per ora non è possibile dare una risposta circa l’eventuale reazione del rais sulla destinazione dei petrodollari congelati dai suoi ” ex amici” europei. In un’intervista rilasciata ieri al quotidiano italiano “Il Giornale”, Gheddafi ha dichiarato di sentirsi tradito dagli ex alleati occidentali, in primis Silvio Berlusconi, minacciando la revisione dei programmi di cooperazione economica e di fornitura di greggio e gas di cui il principale beneficiario è attualmente Eni.

La Libia ha, tuttavia, ancora bisogno dei suoi ex/futuri amici, soprattutto per continuare a trarre guadagno dal gas e dalla manna petrolifera, una riserva valutata in circa quarantaquattro miliardi di barili. In una conferenza, la settimana scorsa, a Tripoli, il presidente della società petrolifera di Stato (Noc) Shukri Ghanem aveva, infatti, garantito che la Libia onorerà i propri contratti per la fornitura di petrolio e di gas all’Eni.