Libia / Mediterraneo

Più di 150 migranti e rifugiati, tra i quali donne e bambini, sono annegati ieri al largo delle coste libiche dopo che le barche in cui viaggiavano si sono capovolte.

Ayoub Qasim, portavoce della guardia costiera libica, ha riferito all’agenzia di stampa Associated Press che due barche che trasportavano circa 300 persone sono affondate a 120 km a est della capitale Tripoli, e che 134 di loro sono state salvate. Qasim ha aggiunto che la maggior parte dei superstiti proviene dall’Etiopia, altri sono palestinesi e sudanesi.

In un post su Twitter l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) dichiara che più di 150 persone sono morte in mare mentre 145 sono state salvate dai pescatori locali e riportate in Libia dalla guardia costiera.

I numeri sono confermati dall’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), il cui commissario Filippo Grandi, ha descritto il naufragio come «la peggiore tragedia avvenuta nel Mediterraneo quest’anno», invitando le nazioni europee a riprendere le missioni di salvataggio in mare e chiedendo di porre fine alle detenzioni di migranti in Libia.

Si stima che 6.000 rifugiati e migranti siano rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, e che circa 50mila rifugiati e richiedenti asilo registrati risiedono altrove nel paese in guerra, secondo l’Unhcr.

Altri 82 migranti in fuga dalla Libia sono morti il 3 luglio quando l’imbarcazione su cui viaggiavano si è capovolta davanti alle coste della Tunisia.

Quasi 700 morti sono stati registrati nel Mediterraneo finora quest’anno, secondo l’Oim, quasi la metà dei 1.425 registrati nel 2018. Ma il numero reale delle vittime è molto più alto. (Al Jazeera)