Libia

L’esercito libico, fedele al generale Khalifa Haftar, ieri ha occupato la zona di Najla, a sud-ovest di Tripoli. Secondo quanto riferiscono gli abitanti della zona di al Sawani, intorno alla capitale libica, le forze di Haftar sono entrate sabto a Najla dopo ore di combattimenti con le milizie di “Alba”, le quali invece si sono ritirate nell’area dell’aeroporto di Mitiga.
Le truppe di Haftar hanno superato la zona di Warshfana, lungo la costa, in direzione della capitale, fermandosi a Najla. Anche l’aviazione libica fedele a Haftar ha partecipato ai combattimenti compiendo alcuni raid aerei contro le milizie islamiche. Ora le truppe di Haftar si preparano ad attaccare la zona di Ghariyan.

I combattimenti in corso a ovest di Tripoli stanno avendo tra le varie conseguenze continui blackout. Negli ultimi due giorni la corrente è stata disponibile soltanto con varie interruzioni e secondo il gestore pubblico Gecol, la situazione difficilmente potrà migliorare nel breve periodo.

Secondo varie fonti locali, pochi sono attualmente i riflessi del dibattito europeo sui migarnti che si avvertono in Libia. I barconi continuano a partire e a mettere a rischio centinaia di vite. (Agi)

Intanto ieri il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon – che oggi dovrebbe incontrare il premier italiano Matteo Renzi per affrontare l’emergenza migranti – intervistato da Stampa e Secolo XIX sull’ipotesi di bombardare i barconi in Libia prima che partano, ha detto di escludere qualsiasi soluzione militare. Un tema sul quale Italia e Ue vorrebbero insistere al fine di colpire i trafficanti di uomini, ma è necessaria appunto una risoluzione dell’Onu per un’azione simile. Sulla quale sembra esserci già una chiusura.

La sfida, ha spiegato Ban, non riguarda solo la migliore gestione dei soccorsi, ma è cruciale avere canali legali e regolari di immigrazione. «Asilo a chi fugge dalle guerre, gli Stati collaborino» solo su questo si è detto disponibile a collaborare.

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