ECONOMIA IN BIANCO & NERO – novembre 2011
Elisa Kidané

Dopo due anni, durante i quali non si era trovato un vincitore, la Fondazione Mo Ibrahim ha attribuito il premio per il miglior leader politico africano – una sorta di Nobel al buon governo in Africa – a Pedro Pires, per 10 anni presidente di Capo Verde. Il Premio Mo Ibrahim mira a mettere in luce i politici migliori, che sviluppano con le loro politiche il paese e, soprattutto, lasciano pacificamente il potere alla fine del loro mandato. In termini economici, il premio è superiore allo stesso Nobel: oltre 5 milioni di dollari, più un vitalizio di 200mila dollari l’anno. La motivazione: «per il suo ruolo di traghettatore del paese dalla fine del colonialismo e dal regime a partito unico a una democrazia stabile e a una crescita economica ragguardevole».

Nel 2007, prima edizione del premio, il Mo Ibrahim era stato attribuito a Joaquim Chissano, presidente del Mozambico dal 1986 al 2005, per i suoi sforzi nella riconciliazione del paese dopo la fine della guerra civile. Nello stesso anno, un premio speciale fu attribuito a Nelson Mandela. Nel 2008 il “Nobel africano” (quest’anno il vero Nobel è arrivato proprio all’Africa, quindi sembra strano parlarne in questi termini) lo vinse Festus Mogae, presidente del Botswana dal 1998 al 2008, per il suo impegno nella lotta all’epidemia dell’aids. Poi, per due anni, è rimasto senza un vincitore: un chiaro segnale di dissenso da parte della commissione che attribuisce il premio nei confronti del comportamento di tanti leader eterni africani, rimasti al potere pur avendo perso, in realtà, le elezioni, o con voto truccato o per mancanza di reale concorrenza politica.

Durante il decennio in cui Pires è stato al potere, Capo Verde ha conosciuto una crescita economica del 6% annuo. Divenne primo ministro nel 1975, quando l’arcipelago vulcanico dell’Africa Occidentale conquistò l’indipendenza dal Portogallo, e restò al governo fino al 1991, quando perse le prime elezioni multipartitiche.

Dopo varie riforme costituzionali, nel 2001 Pires fu di nuovo eletto presidente della repubblica. Carica che ha ricoperto per due mandati, fino al 9 settembre 2011, quando ha passato la mano pacificamente al suo successore, Jorge Carlos Fonseca.

Non è sempre così scontata la successione al potere in Africa, senza che ci sia una scia di sangue. Tutti ricordano ciò che è successo in Costa d’Avorio, alla fine del 2010, quando Laurent Gbagbo si è rifiutato di lasciare il potere, dopo aver perso le presidenziali con Alassane Ouattara. Anche in Zimbabwe è successo la stessa cosa tra Robert Mugabe e Morgan Tsvangirai nel 2008: oggi c’è una sorta di coabitazione forzata tra i due, con un governo di unità nazionale, e le elezioni sono state posticipate al 2013. In Zambia, invece, il mese scorso c’è stata una transizione pacifica tra Rupiah Banda e Michael Sata, il leader dell’opposizione, che ha vinto. Gli osservatori internazionali si augurano che questa tendenza alla transizione pacifica possa diventare una costante nel continente, anche per le elezioni in Liberia, in Gambia e nella sterminata Repubblica democratica del Congo.

Mary Robinson, 77 anni, ex presidente irlandese che fa parte del comitato della Fondazione Mo Ibrahim che decide a chi dare il premio, assieme a Kofi Annan, Thabo Mbeki e altri leader, commentando la vittoria di Pires, ha detto che, mentre la crescita economica ormai in gran parte dei paesi africani è una costante, con percentuali di tutto rispetto, non sempre lo stesso processo di progressione avviene per le istituzioni civili e democratiche, dove la strada più breve è ancora quella verso le autocrazie. Un freno allo sviluppo.

Mo Ibrahim, 66 anni, è un nome che ai più non dice molto. Miliardario anglo-sudanese, ha costruito la sua fortuna con i telefonini, portando le reti telefoniche agli africani, quando nessun operatore voleva farlo, e contribuendo a creare il mercato della telefonia mobile a più rapida crescita nel mondo. I telefonini sono diventati uno strumento che cambia la vita della gente, aumenta gli spazi di libertà politica, facilita le attività economiche.

Non pago, dopo aver realizzato tutte le sue ambizioni imprenditoriali, Mo Ibrahim ha deciso di provare a fare qualcosa di più per la sua terra. Proprio attraverso il premio da lui istituito, ora cerca di generare una pressione positiva per ridurre la corruzione dei governi del continente nero e far crescere la democrazia, oltre all’economia. Nelson Mandela e Bill Clinton parlano con ammirazione delle sue idee. Time lo ha inserito per due anni consecutivi nella classifica dei 100 personaggi più importanti al mondo.